mercoledì, gennaio 24, 2007

cieli nerissimi

Fuori c'è un tempo da paura.
Tutti si lamentavano del caldo ed allora eccoli benserviti!
Dopo pranzo sono tornata in accademia, perchè ho dimenticato il portatile a casa dei miei genitori, ma per fortuna stasera vengono a cena da me (in realtà è sempre mia madre che cucina) e cosi mi riporteranno il mio bambino! Sono le sei del pomeriggio e la sala computer si è quasi svuotata. Mustafà, Raik ed Alexandr, i miei preferiti, sono andati via da poco e sono rimaste solo la canadese che sta scrivendo ad una sua zia di Toronto a cui piacciono i giardini e le scarpe italiane e l' americana con bisnonna cilentana. E' veramente uno strano personaggio Diana, in effetti non sembra un'americana o forse si.... non so in realtà che idea reale ho degli americani... ne vedo cosi tanti e tutti cosi diversi da quando insegno in questa scuola... di sicuro so che lei è una delle più dolci... oggi ho scoperto che ha cinquantasei anni ed io che gliene davo massimo 40! Sto scrivendo dal pc che sta vicino al balcone e dal balcone vedo il mare, stasera la nave non c'è, sarà salpata per qualche terra lontana... ci sono solo molte barche ormeggiate, ma molte sono con le vele aperte e il vento le gonfia... c'è un vento terribile... io ho una paura tremenda del vento, mi fa meno paura, che ne so, un incendio...

E' bello di mattina mandarti un sms mentre sto andando a lavoro, sai? Ed è bello sapere che anche tu durante la giornata, mentre cammini o mentre sei ad un concerto o mentre bevi un tè nero, ne mandi uno a me. Dimmi... riesci a vederlo il mio mare da là? E' un pò lontano... ma sono sicura che insieme al mio pensiero te ne arrivi ogni giorno un pezzetto.... e non voglio i tuoi occhi diversi, non sarebbero i tuoi e non li riconoscerei. Ma stasera il mare è molto arrabbiato... devo dire che però è forse l'unica cosa che continua a piacermi quando si arrabbia... le persone sono orribili quando gridano e cosi anche gli alberi e la natura in generale... invece il mare no, lui resta bello anche quando è in tempesta... del resto l'ho sempre preferito d'inverno.... pensavo che forse l'ultima volta in cui lo abbiamo visto insieme (mille anni fa?) era proprio d'inverno... o forse mi sbaglio... lo vedi che succede a stare per tanto tempo senza bere tè insieme?

Luca e Francesco mi stanno aspettando. Dovremmo andare al cineforum insieme stasera (ieri abbiamo passato la serata tra Pasolini e amaro del capo) ma odio il freddo.... voglio che il cinema venga a casa mia.... se mi concentro magari Don Andrea organizza un teletrasporto... se mi concentro i miracoli possono avvenire... voi che ne dite?

martedì, gennaio 23, 2007

pennette al pesto

Il martedi gli alunni restano a scuola per pranzare insieme. Naturalmente la scelta di restare è arbitraria. Ho notato che restano quasi sempre tutti, come oggi, a parte Diana che è andata to Cilento per andare a visitare il paese dove sono nati i suoi nonni o bisnonni ( non ho ben capito).
Stamattina, durante la lezione sul passato remoto, ho scoperto che anche Daniella, la scura svedese di madre americana ha lontane origini italiane da parte materna; le ipotesi di dividono tra la Sicilia, Genova e Napoli. La madre è nata a Chicago. Le ho chiesto se conosceva Jonh Fante perchè mi ricordavo che la madre, Mary Capoluongo, figlia di un sarto di origini lucane, era nata a Chicago. Forse se le avessi detto Gigi D'Alessio avrebbe fatto una faccia meno stralunata.

Ora in accademia si respira un silenzio, interrotto solo dal rumore della fotocopiatrice alle mie spalle. I ragazzi sono andati tutti a casa a dormire, ho scoperto che hanno passato la serata di ieri tutti all'Alcool Cafè fino a notte inoltrata. Devo ammetere che seguono i miei insegnamenti e che quindi come insegnante non posso lamentarmi sul loro rendimento!

domenica, gennaio 21, 2007

domenica

Stare con la mia famiglia,
accarezzare il mio gatto,
bere un tè verde,
leggere poesia.

"Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è di più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso,
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione tra cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione".

Il cielo - Wislawa Szymborska

sabato, gennaio 20, 2007

sabato pomeriggio di fine gennaio

Oggi è il 20 gennaio ed è il compleanno di Luca. Considerata la temperatura mi sembra più di essere in uno sbiadito autunno e mentre penso che odio il freddo e che perciò dovrei essere contenta, non posso fare a meno di pensare all'effetto serra che continuerà a schiacciarci sempre di più. E quindi non mi resta che esclamare: viva le magnifiche sorti e progressive!

Ieri sera concerto di Bugo all'Asilo politico. La domanda è: Bugo ci è o ci fa? Comunque so solo che ieri sera si è salvato la pelle per poco.... è successo un finimondo, tra idioti e meno idioti ad alto livello alcolico che non erano d'accordo con i mille euro che gli avrebbero dato quelli dell'Asilo mentre loro facevano la fame abbasc a pastena. Menomale che c'è sempre una violenza plebea o nu mazzo 'e ciure a salvare la situazione! Anche se, anche i Malatja, non sono più quelli di una volta... come ha detto ieri Pasquale, anche i Malatja invecchiano... il punk è morto, lunga vita al punk!

E ieri sera, inaspettatamente, ho anche riabbracciato Angela o anche conosciuta come Tokyo girl... quanto mi era mancata.

Sono quasi le quattro, mangio qualcosa e poi giù per le strade di sole a respirare il sabato del villaggio.

venerdì, gennaio 19, 2007

un altro giorno è andato

Era di Guccini? Ne parlavamo ieri sera io ed Emma. Guccini chi è? Quello che canta "alla fiera dell'est"? Si proprio lui..
Quasi le tre ed io sono ancora a scuola. Stamattina ho avuto la classe di principianti assoluti, americana con nonni cilentani, australiana quindicenne con padre e madre italiani e i due ragazzi di Baghdad. Bellissimo, ma stancantissimo.
Stasera concerto di Bugo all'asilo politico. Un pò di idiozia a volte fa bene.

Me ne vado a casa a mangiare.
E a sognare i miei sogni che non voglio smettere di inseguire.

mercoledì, gennaio 17, 2007

cieli neri

Era una vecchia canzone dei bluvertigo vero? Scegli me tra i tuoi re... diceva così giusto?
Forse sarà perchè ultimamente mi stanno passando parecchio per la mente vecchi ricordi o forse perchè in fondo ci sono delle frasi o delle espressioni che non si dimenticano, ma oggi guardando questo cielo cosi triste mi è rivenuto in mente questo titolo. Guardando dal balcone alle mie spalle, nemmeno il mare riesce a dare un pò di luce. La nave della grimaldi è come sempre pronta per salpare, verso Malta, la Sicilia o forse verso il nordafrica. Chissà... sento gli alunni ridere nella sala delle proiezioni, oggi è mercoledi e c'è il cineforum della scuola. Il film di oggi è Bianco, rosso e verdone.. chissà che stanno capendo e cosa no. L'importante è che stiano insieme e che ascoltino quanto più possibile.. una lingua si impara solamente attraverso la pratica.
Che carino Raik... l'israeliano dai meravigliosi occhi neri oggi mi ha portato un regalo che viene direttamente da Bethlehem.. mi ha pronunciato il nome in arabo e ho cercato di ripeterlo. Ieri sono arrivati due ragazzi di Baghdad.. ma com'è che sti mediorientali sono cosi belli e dolci?
Piove.. qualcuno mi sta venendo a prendere a scuola con un ombrello... stasera c'è la vampa di Sant'Antuono con il falò sulla spiaggia di Santa Teresa e varie dance hall fino a notte inoltrata. Speriamo sia una bella serata e che i pensieri tristi scompaiano almeno per questa notte.

lunedì, gennaio 15, 2007

chiavi di ricerca

Tra le cose più divertenti di shinystat c'è sicuramente la voce chiavi di ricerca e cioè le varie voci tramite cui si accede al mio blog volontariamente o involontariamente. Non posso naturalmente sapere quando e da chi sono state digitate le parole chiavi ma tra i vari ho tutto in testa ma non riesco a dirlo piuttosto che lo scontato la bellezza delle cose blog manu o il raccapricciante date per il concerto di nek o ancora la poetica operazione +manuela+prato, mi colpisce e mi sorprende il ritrovarsi dopo tanto tempo.
Per un attimo mi sembra di poter vedere una mano invisibile che digita la frase e che la pensa come se fosse la chiave di ricerca di un qualcosa che vorrebbe diventasse reale ma il ritrovarsi non può avere vita solamente nei pensieri. I sogni, per diventare tali, hanno bisogno di voce. Io, la tua voce, l'ho dimenticata. Ho provato a ripensarla, ma alla mente mi vengono solamente suoni strozzati ed echi troppo lontani che mi permettono solo di avere l'orecchio teso ma non le mie mani. Come dire, posso riuscire a sentire, ma non ad agire. E se anche è vero che la bellezza delle cose ama sorprendere è anche vero che non sempre riusciamo a pensarla nello stesso modo limpido di prima e quindi cosa ci resta? Il coraggio.... tu la conosci questa parola?

domenica, gennaio 14, 2007

la moltitudine errante


in questi giorni su l' Internazionale è uscito il portfolio di mia cugina sui rifugiati in Colombia o los desplazados de la violenza a Bogotà...

venerdì, gennaio 12, 2007

giovedì, gennaio 11, 2007

una giornata non qualunque

Stamattina ho ricominciato ad insegnare.
Erano passate parecchie settimane dall’ultima volta che lo avevo fatto ed è stata una bella emozione, ancor più per la bella classe che ho trovato.
Claudio, venticinquenne di padre italiano e madre onduregna; Tore, notevole quarantatreenne norvegese che mi ha invitato a casa sua ad Oslo e per iniziare, al bar mi ha offerto cappuccino e cornetto; Liga, signora di origine lettone, nata in Inghilterra e domiciliata in Canada e dulcis in fundo, Raik, ventunenne israeliano meravigliosamente timido e dai meravigliosi occhi neri.
Alla fine della lezione mi hanno tutti ringraziato ed io come sempre ho risposto di cosa?
Dopo lezione mi sono trattenuta in accademia per parlare con Milena e non solo di lavoro e come sempre ho pranzato quasi alle quattro. Ho registrato due dischi di Polly Jean a Francesco che me li aveva chiesti da tanto tempo e poi sono passata in bottega a salutare Antonella, a sentire il suo sorriso e a prendere il mio tè verde al gelsomino insieme a tutte quante le ragazze che fanno il servizio civile, oramai è diventato un piccolo rito.
Ho fatto una passeggiata, incontrando un po’ di gente e poi via a casa.
Alle nove mi aspettano per la cena Luca e Francesco che ieri ho finalmente potuto riabbracciare all'interno di un cinema parrocchiale dal gusto retrò e poi in programma c'è la visione di Lolita di Kubrick, insieme al loro amico Costantino, meglio conosciuto come il contrabbassista pazzo.
Mi sa che stasera faremo di nuovo le tre.
Intanto aspetto l’ora di cena, sorseggiando un amaro del capo e ascoltando un amico fragile che non potrà mai essere dimenticato, in questo giorno ancor di più.

il cuore rallenta....




















11/1/99 - 11/1/07

"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volo..."

mercoledì, gennaio 10, 2007

lunedì, gennaio 08, 2007

encontros e despedidas

Sarà che in questi giorni ho ascoltato tanto questa meravigliosa canzone che ora mi sembra di averla costantemente nella testa. E non solo per quello che dice...
Oggi è partita una delle persone che voglio più bene al mondo e mentre le porte del treno si chiudevano mi è venuto da piangere e ho pensato che era veramente tantissimo tempo che non provavo una sensazione simile di fronte ad un treno che portava via un pezzo di me.

Un tè nero misto ad un pensiero nel pomeriggio, uno scambio di sms e di un abbraccio un paio di ore fa e ora Quo che dorme al mio lato, qualcosa per cui essere felice in questo momento.

domenica, gennaio 07, 2007

domenica in loop

(ele)
Vai chover de novo
Deu na TV
Que o povo já se cansou
De tanto o céu desabar
E pede a um santo daqui
Que reza a ajuda de Deus
Mas nada pode fazer
Se a chuva quer é trazer você pra mim
Vem cá, que tá me dando uma vontade de chorar
Não faz assimNão vá pra lá
Meu coração vai se entregar
À tempestade...
(ela)
Quem é você pra me chamar aqui
Se nada aconteceu? Me diz?
Foi só amor? Ou medo de ficar
Sozinho outra vez?
Cadê aquela outra mulher?
Você me parecia tão bem..
A chuva já passou por aqui
Eu mesma que cuidei de secar
Quem foi que te ensinou a rezar?
Que santo vai brigar por você?
Que povo aprova o que você fez?
Devolve aquela minha TV
Que eu vou de vez
Não há porque chorar
Por um amor que já morreu
Deixa pra lá
Eu vou, adeus
Meu coração já se cansou de falsidade...

santa chuva è il titolo ed io non mi stancherei mai di ascoltarla..... anche se non sta piovendo, forse perchè continuo a sperare che la pioggia, l'acqua, esista a prescindere dalla metereologia e che sia davvero santa e che faccia i miracoli, che pulisca tutto lo sporco e riporti il candore tutto intorno a me.

venerdì, gennaio 05, 2007

il mare d'inverno
















Quando ho voglia di pensare prendo la macchina, mi allontano dalla strada statale e percorro quella parallela, quella che costeggia il mare, verso sud, sempre verso sud. Lo faccio soprattutto d’inverno, soprattutto quando ho nostalgia di qualcuno. E stasera, mentre i miei pensieri viaggiavano con me, mi ha sorpreso un tramonto talmente bello che non ho potuto fare a meno di catturarlo dentro i miei occhi e fissarlo in una immagine che ora regalo a chi mi sta pensando, a chi mi manda il suo abbraccio, a chi mi regala il suo sorriso, a chi a volte vorrebbe avermi accanto e parlare di noi sorseggiando tè nero.

giovedì, gennaio 04, 2007

pomeriggio invernale

Fuori c'è un sole bellissimo, ma fa un freddo cane.
Odio l'inverno.

Antonella è di là in cucina che tenta di far addormentare Martina.
Ho voglia di prendere il cellulare e di fare una telefonata, ma non lo farò. Devo ricominciare a studiare per la tesi, a lavorare, a fare delle telefonate importanti... ma per questi giorni è tutto fermo in un limbo.
E intanto continuo a farmi la stessa domanda: devo svegliarmi o sono già sveglia da molto?

E se sono il contrario di me da che cosa mi sento diversa?

martedì, gennaio 02, 2007

quant'è la somma di due?

L'altra notte, quella tra il 31 e l'1, sono tornata a casa alle sette di mattina. Forse finalmente stamattina ho dormito abbastanza, ma non ne sono sicura. Mi sveglio in quella che è la mia seconda casa, nel letto accanto a me Antonella si è già alzata. Mi alzo e guardo fuori dal balcone, normalmente si vede il mare, ma stamattina il cielo è bianco e l'orizzonte è confuso.
Ho una canzone dei perturbazione nella testa e dopo essermi fatta il caffè, metto il cd nel lettore. C'è voluto del tempo a capire che la somma di due non è uno.... l'anno scorso lo ascoltavo molto questo pezzo.. dentro di me facevo di questa verità un piccolo scudo ed insieme una spada dalla lama affilata. Stamattina mi torna alla mente, forse perchè il mio anno nuovo è inziato con due verità che mi hanno lasciato un grande amaro in bocca.

La prima era un piccolo sogno che stavo coltivando con amore e che stava quasi prendendo voce... o forse no, sono molto confusa a riguardo, nei sogni tutto sembra perfetto e anche io probabilmente sono molto più perfetta di quanto in realtà non lo sia.... forse è stato solo un bel panorama che mi sono limitata a guardare senza avere la forza di fermarlo nella mia mente, di catturarlo e di farne storia. Non so che pensare, cosa fare e cosa sentire. Forse ho sbagliato tutto o forse niente. Forse avrei dovuto fin dal principio saltare quel fosso e invece no... ho voluto prima capire e forse c'ho messo troppo tempo.... o forse mi sto solo immaginando tutto questo e niente è perduto e niente è guadagnato... è solo la vita mi dico... è solo la vita mi dice Anto e non posso che darle ragione.

La seconda verità mi fa addirittura più tristezza perchè quando una persona continua a mancare di coraggio e ti delude per la seconda volta, allora è veramente la fine della fine. O forse sono solo io che continuo erroneamente a credere che chi si è perduto una volta possa comunque ritrovare la strada... e giuro che in questi ultimi tempi, ogni giorno, io su quella strada ho lasciato le mie briciole solamente perchè tu la potessi ritrovare e ritornare in un posto che conoscevi benissimo e di cui senti la mancanza, di questo sono sicurissima. Che cosa aspetti? I miracoli non esistono e se anche esistono, non durano a lungo.

domenica, dicembre 31, 2006

volver

La penultima sera dell'anno l'ho passata in un capannone adibito a sala prove, in cui non tornavo da tanto, tantissimo tempo. Quei posti in un cui c'è la classica sala piena di scatole di uova e una piccola cucina dove si sta insieme per mangiare e bere l'aglianico di turno. Siamo una decina, qualcuno arriva prima , qualcuno dopo. Ogni tanto dico qualche parola in spagnolo al fratello di Helena, ma non ho voglia di parlare spagnolo stasera.... preferisco ascoltare Mimmo che parla con i suoi meravigliosi termini dialettali o Francesco che cerca di spiegare la differenza tra agnello, capretto, capra, agnellino.. Francisco mi chiede come si chiamano in spagnolo, ma cerco di spiegargli che non ho chiare nemmeno in italiano le differenze tra i vari animali! E allora via con i versi... Francesco riproduce i vari beee e non so che altro mentre gli altri mangiano, magari non tutti insieme, perchè tanto la carne che stiamo arrostendo fuori ha bisogno di tempo per cuocere tutta. E mentre qualcuno mangia, qualcun'altro al piano di sopra canta, Anto e il suo rock misto al blues o Pietro con il suo punk fai date. Altri suonano, cosi, solamente per divertirsi, improvvisando pezzi che non si suonava più insieme chissà da quanto tempo. Francesco e Sergio suonano il basso... Sergio dice che non ricorda più nulla, Francesco non ha lasciato la musica ed è più disinvolto.....e così la musica riempie tutto, le stanze fredde senza riscaldamento e noi stessi che però non sentiamo freddo. Mentre il mio cellulare verso mezzanotte suona e qualcuno mi chiede dove sono. Io intanto invio una ricarica wind ad un amico che sta a Parigi e che è rimasto senza credito e poi ancora verso le tre il maestro mi chiama, non per parlare di letteratura russa, non più... improvvisa un pezzo di Nek che per fortuna ho già dimenticato e mi dice che lui deve fuggire dalla piazza perchè finire l'anno con il concerto di Nek potrebbe portare veramente sfiga... e mi chiede di ammazzarlo se, quando poi ci ritroveremo tutti dopo il concerto dei Negrita, lo trovassi cantando il suddetto pezzo di Nek.. E intanto i ragazzi nella sala continuano a suonare e a cantare, ora sono Emilio Sergio e Mimmo che insieme cantano pezzi della loro adolescenza.... cazzo, sono dieci anni che Sergio sta in Piemonte a fare il carabiniere... mi guarda e mi dice "... mi sarei anche rotto le palle..." ..."e poi li fa troppo freddo..." ... mentre i ragazzi suonano e Anto canta, lo guardo, mentre seduto in poltrona si gode tutto questo.... quella sensazione di calore e di amicizia allo stato puro, quella meravigliosa sensazione di casa che, se non sei costretto a fare il maledetto emigrante, non puoi davvero capirla.... chissà da quanto tempo non la provava... e la sera, meglio dire la notte, va via cosi.... verso le tre oramai siamo sicuri che stanno per arrivare i carabinieri, chiamati dalla signora a fianco che probabilmente non riesce a dormire e c'ha pure ragione... ma ci diciamo che oggi è festa... domani finisce l'anno.... noi siamo tutti insieme e domani lo saremo ancora... ed è una sensazione che non va via, anche se poi ognuno di noi parte o riprende le proprie singole vite, perchè a casa si torna, sempre.

sabato, dicembre 30, 2006

voglio una pelle splendida

"Vorrei che fuori ci fosse la neve.Vorrei godere di uno spettacolo raro da queste parti e forse proprio per questo a volte desiderato come fossi una bambina di fronte una magia. Ma nonostante fuori la temperatura sia poco sopra lo zero non credo che nevichera'. Pero' la neve la posso immaginare, posso immaginare tutto quel bianco che ricopre di candore le cose e le pulisce e le rende nuove, pronte per ricominciare a scegliere i colori della vita e del mondo. Vorrei essere un fiocco di neve che si posa dolce sulle cose e ne afferra tutte le sfumature e lentamente si ricopre dei colori... ne vorrei scoprire di nuovi quest'anno e vorrei non dimenticare quelli che mi porto addosso. Domani comincera' un nuovo anno e questa tela bianca che i miei occhi dipingono mi mette di fronte tutta l'urgenza di quello che dovrebbe essere un nuovo capitolo, sebbene sia stupido lasciarsi guidare da una pagina di calendario che viene strappata per lasciare il posto ad una nuova........ eppure e' anche comodo avere una specie di scadenza, che arrivi un momento in cui si decida di comunicare a se stessi dei propositi e che si guardi con occhi nuovi a tutte le nostre paure e soprattutto alle nostre speranze…”

Ho voluto cominciare questo post con i miei pensieri di un anno fa, fermati in una mail che mandai in consolist . Per circa otto anni ho mandato una mail in consolist negli ultimi giorni dell’anno, una specie di mail resoconto, se cosi la posso chiamare. Quest’anno il testimone passa al blog, a qualcosa di solo mio e allo stesso tempo un po’ anche di chi mi legge. E’ bello tornare indietro di un anno e leggere i miei pensieri di allora, che cosa ho reputato importante e cosa continuo a reputare tale. Un anno fa, di questi tempi, portavo nel cuore molte cose, soprattutto i miei viaggi e il mio incontro con Lisbona. E avevo molte cose da mettere nello zaino e pochissime da buttare via. Quest’anno ho dovuto comprare uno zaino ancora più grande perché sono state veramente tante le cose che ho voluto conservare. E’ stato un anno bello e pieno di emozioni e naturalmente di qualche piccola delusione perché in fondo a quelle non si può sfuggire mai. E’ stato un anno pieno e quasi mai vuoto. Ricco di nuove persone e di nuovi viaggi. Ho fatto molte esperienze in questo duemilasei, ho capito qualche cosa in più e qualche cosa si è complicata, ma è il naturale scotto da pagare per chi non si accontenta di una pace senza voce. La pace… la pace quest’anno l’ho incontrata molte volte, forse la pace più bella l’ho conosciuta durante il mio luglio in giro per il nord est, quando finalmente dopo anni in cui lo desideravo, mi sono trovata di fronte al mare di Trieste. Anche il mese di settembre è stato una piccola oasi di pace, in quei pomeriggi di fine estate passati nelle insenature della costiera e in quelle notti dolcissime di un settembre che oramai non fa più male. E sono sicura che se mi fermassi a pensare ad ogni singolo giorno di quest’anno che sta per finire ne troverei tanti altri di momenti dolci e pieni di luce, da ricordare e da mettere nello zaino. Penso inevitabilmente alle persone che questo anno mi ha portato in dono.. comincio a correre in questa mia anima a forma di prato sorprendentemente fiorito e le vedo, sono tutte lì con i loro sorrisi e non posso fare a meno di fermarmi e di dare un bacio ad ognuno di loro. Luca, Francesco e Guido. Antonio. Giulia. Fernanda. Alexandra. Marco. Javier. E quasi alla fine del prato, trovo Antonella e il suo sorriso cosi candido. Ed ecco che ritorna il bianco, le sfumature che prendono vita appena mi ritrovo un pennarello tra le mani e a giudicare da quante emozioni mi ha portato quest’anno, devo essermi trovata molte volte di fronte ad una tela bianca da colorare, e probabilmente il più delle volte non me ne sono nemmeno resa conto. Non è un caso che pensi ad un prato quando penso alle mie emozioni…. ho sempre immaginato le persone come fossero rose di cui prendersi cura, a volte addirittura alberi, perché il coraggio in amore non mi è mai mancato e non ho mai temuto le spine, perché è grazie a loro che non dimentico quanto sia facile ferirsi. Ho guardato pochi tramonti quest’anno e quelli che ho guardato non mi hanno regalato bellezza consolatrice, no, mi hanno regalato bellezza per la bellezza. Come il tramonto che ho visto un po’ di tempo fa in Portogallo, dalla finestra della mia casa brasiliana di Coimbra, bellezza per la bellezza tutta raccolta nell’allegria a volte triste e a volte magica di Izaura e dei suoi occhi neri di luce.

Penso a quanto tutto questo sia meraviglioso e mi sento fortunata. E sono felice di non dimenticare che i silenzi e le parole non dette allontanano le persone e che la vera distanza è solamente nella mente. Per questo anche quest’anno cercherò di essere vicina alle persone che amo, almeno ci proverò. E mi auguro che le persone che amo facciano lo stesso con me. Cose semplici e banali cantavano gli afterhours qualche anno fa…. non ho dimenticato certi messaggi, anche se oggi ascolto altra musica e tutto ciò che mi ha formato è da molto tempo in fondo ad un cassetto. Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo? No, ho tutto in testa e cerco sempre di dargli voce…anche se è difficile, anche se il mondo dentro è immenso e noi arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo… l’altra sera Guido mi diceva che se avesse potuto mettere in musica tutto quello che aveva nella testa, allora si che mi avrebbe regalato le sue canzoni… quanto lo capisco… so benissimo quanto sia difficile esprimere tutto quello che si ha dentro, attraverso una canzone o una poesia… ma sarebbe ancora più terribile non provare nemmeno ad esprimerlo tutto quel mondo…
Provo grande tristezza e grande rabbia per tutte quelle persone che non ci provano nemmeno… soprattutto se quel loro mondo è stato un po’ anche il mio o potrebbe esserlo, ancora, nonostante tutto. E per questo odio il silenzio, quello colpevole e quello codardo, anche quello che si nutre di pigrizia a volte. Il silenzio non è assenza di voce, ma è assenza di sensazioni da condividere, perché si nutre di paura e non ha speranza. Due mani possono essere vicine anche da due capi opposti del mondo. E anche in mezzo a un miliardo di altri mani che si incrociano. E’ questo ciò che non voglio dimenticare, come sempre, come mi ha insegnato una delle amiche che più amo, il coraggio e la speranza, da portare addosso come una seconda e splendida pelle. Ed è questo che auguro a me stessa per questo nuovo anno ed è cosi che voglio continuare a camminare nel mio prato e nella mia anima.

giovedì, dicembre 28, 2006

martedì, dicembre 26, 2006

locos

Papa Noel ha muerto... pero nosotros seguimos vivos y haciendo el FREAK...

http://www.youtube.com/watch?v=ETHOeEoZ048

sabato, dicembre 23, 2006

nel potere del legno

Ieri sera, in bel localino del centro, ho visto il mio quarto o quinto concerto di Moltheni. Nuovo look o forse a me sembrava nuovo e non da solo, nè in versione acustica come l’avevo visto l’ultima volta a Napoli, due o un anno fa, nel tour di splendore terrore. Non conoscevo le canzoni del nuovo album e forse per questo non mi ha entusiasmato fino in fondo la scelta delle canzoni in scaletta… ma qualche gioiellino non è mancato. E anche una lacrima, dentro di me. Ed è stato bello avere vicino a me il sorriso più candido che ho incontrato negli ultimi tempi, dopo molto tempo.

venerdì, dicembre 22, 2006

Scrivi ancora?

La domanda di Betta mi prende in contropiede e non so che rispondere. Abbozzo un timido si, ma non tanto, non più come quando ero ragazzina...cioè... più piccola... ma che dico? Ho scritto fino a qualche anno fa e non ero ragazzina. Non vedevo Betta da un bel pò e ieri sera la incrocio dieci secondi dopo aver salutato Antonella. La fiera del commercio equo e solidale nella piazzetta di Torrione è una specie di ritrovo e naturalmente anche Betta sta andando li. Che strano... ricordo benissimo la sua festa di laurea, credo fosse il 2001, verso giugno. Ci incontravamo nei corridoi dell'università, al bar centrale e nei luoghi destinati a noi letterati. Il suo accento con qualche influsso milanese mi inquieta non poco, ma non trovo il coraggio di dirglielo. A Milano è oramai da quattro anni e tuttosommato si trova bene perchè ha un bell'appartamento e dei coinquilini carini e simpatici. Ma sta mandando una caterva di curricula a Roma perchè un pò si è stancata del clima e della distanza. Naturalmente il cielo è grigio e non c'è verso di cambiarlo, quando arrivo a Roma e vedo la luce che illumina l'acquedotto romano che sta vicino Termini mi sento decisamente in un altro modo, è tutta un'altra storia.
La trovo bene, più rilassata forse ed è strano ritrovarsi dopo cosi tanto tempo, sapendo tante cose l'una dell'altra ma senza essere mai state in fondo amiche. Il tuo numero è sempre lo stesso? Certo, il suo numero è sempre lo stesso. Ci salutiamo con la promessa di rivederci in queste feste. In fondo, da queste parti, il Natale è cosi bello perchè tutti possono tornare finalmente a casa, quella vera. Quando oramai sono quasi le nove e mezza, mi ricordo che ho invitato Luca, Francesco e Alessio a cena, saluto Betta e prendo il primo pullman che mi riporta verso il centro e verso una nuova notte.

por la noche

Normalmente por la noche me voy juntos a los amigos a tomar copas.
Esta noche tambien fuimos todos juntos en el mismo bar.
Bueno... todos no, claro, siempre falta alguien, siempre falta algo.

Ahora en mi cama, siliencio en mi alrededor, pero una gaviota dice algo fuera de mi balcon. Vuelve al mar, quizàs ha venido aqui para dejarme un mensaje. Si solo no tuviera frio me levantaria de la cama y me iria fuera, para escuchar mejor. Pero tengo frio y tengo miedo de entender el mensaje que me llevò la gaviota.

Es tu mensaje?
Yo estoy esperando, que tu lo sepas.
Que no lo olvides, yo estoy esperando.
Y no quiero y no puedo esperar mucho tiempo, no mas.

martedì, dicembre 19, 2006

giorno di pioggia

Sono in accademia e scrivo mail, mentre fuori piove.
Oggi c'è stato il pranzo di fine anno con i miei colleghi e i pochi alunni di questo periodo. Milena mi ha anche fatto un regalino troppo carino.

Devo scendere ma piove e fa freddo, due condizioni che mi bloccano totalmente. Oggi l'inverno si sente nell'aria... devo ricaricare il cellulare, devo chiamare Anto, devo chiamare Fabi che è in ospedale, devo chiamare Nico per chiederle com'è andato l'esame di avvocato. E devo passare in agenzia da Massimo a farmi il biglietto per Buenos Aires. E magari andare da Pietro a portargli i libri per l'esame del Toefl.

Vorrei essere già a stasera nella sala buia dove scorrono le immagini del mio cineforum. Odio l'inverno. Potrei amarlo solo se ora potessi dividere una tazza di tè caldo con chi mi manca... e potergli dire che a volte potrai avermi con un fiore a volte un fiore non ti basterà....

lunedì, dicembre 18, 2006

le paure

In preda ad una sensazione ancora da definire e dopo tantissimo tempo, stamattina ho rimesso nel lettore i nonvogliocheclara. Ora, a parte che voglio ancora chiedere a Fabio De Min di sposarmi, pensavo che sarebbe bello ascoltare insieme qualcosa che probabilmente abbiamo già ascoltato chissà quante volte in solitudine pensando a come sarebbe stato bello condividere insieme quell'ascolto... e non solo in un mondo ipotetico.
Un consiglio preso a prestito: quest'anno scegli un bel posto e porta via con te lo stretto indispensabile. E soprattutto metti da parte tutte le paure che hai.

sabato, dicembre 16, 2006

sem aviso

Mentre questo pomeriggio di metà dicembre sta finendo, ascolto una canzone di Amalia Grè che mi piace un sacco. Non posso fare a meno di pensare a quando l’ascoltavo in macchina insieme ad Anna durante i pomeriggi d’estate che ci portavamo al mare, a noi stesse e alle nostre parole piene di passato e di futuro. Natale finalmente mi riporterà le persone che amo e che vivono lontane da me. Una piccola grande gioia si posa dentro di me e fa festa.
No, io non ho un cuore pallido.

Oggi è il compleanno del mio clone ufficiale. Lu, ma tu lo sai chi te lo ha messo quel nome? Non so se te l’ho mai raccontato…. comunque sia, resti il (mio) clone più originale di sempre…

Ieri sera, mentre al laboratorio diana guardavano lo spettacolo teatrale, in quella chiesa gelida, pensavo a quante parole inespresse la gente si porta dentro. In brasiliano, l’espressione la gente non si riferisce agli altri o comunque non solo agli altri. Posso dire ad un amico che mi è di fronte che la gente deve parlare. Che la gente non dovrebbe perdere tempo, perché sprecare il tempo è un peccato capitale. Che la gente dovrebbe avere più coraggio. Che la gente dovrebbe cercare di perdonare e ricominciare da capo se è ancora rimasto l’amore. Che la gente ha un potere immenso. Che la gente dovrebbe spostare le montagne, invece di muovere un po’ di sabbia con una paletta per costruire un castello ipotetico. La gente sarei io e saresti tu. Se dico ad un amico che la gente dovrebbe parlare invece di tacere quando è necessario parlare, non mi sto riferendo agli altri, ma a me e a lui.

Il pacco che ho fatto un paio di settimane fa per Coimbra , ieri è arrivato a destinazione…. L’immagine di Izaura e Reges che in preda ad una sensazione totale di sorpresa lo aprono, non può che farmi nascere un sorriso sulla bocca e farmi pensare che agire è sempre il modo migliore per vivere la propria vita.

E intanto la musica riempie la stanza…. e mi ritrovo in una canzone che vorrei dedicare.

giovedì, dicembre 14, 2006

la veglia

[..] La veglia non svanisce
come svaniscono i sogni.

[..]Per i sogni ci sono le chiavi.
La veglia si apre da sola
e non si lascia chiudere.

[..]Non sono i sogni folli,
folle è la veglia,
non fosse che per l'ostinazione
con cui si aggrappa
al corso degli eventi.

...citazioni libere da Wislawa Szymborska,
in una mattina di pioggia che vorrei
raccogliere nelle mie mani per pulire
tutto lo sporco e ritrovare il bianco dei sogni.

una citazione

Non ho sognato nulla questa notte appena passata e per fortuna non ho letto nessuna vecchia lettera prima di addormentarmi. Non ho provato nessuna sensazione di particolare tristezza o di particolare allegria e ho dormito un sonno tranquillo, talmente tranquillo che stamattina all’università ho fatto tardissimo. Appena arrivata ho incontrato Raffa e il suo sorriso di sempre. Ho mandato un sms a Marco per sapere dov’era. E poi ho incontrato anche Sara che era lì per la scuola di giornalismo. Abbiamo preso un caffé insieme e chiacchierato del più e del meno. Poi ho fatto un bel giro alla libreria universitaria. Prima di entrare ho letto un manifesto davanti la porta, scoprendo con mio grande rammarico che a fine novembre Patrizia Laquidara ha tenuto un concerto all’auditorium della mia università. Perché non so mai le cose che mi interessano? Per riprendermi dalla tristezza del concerto mancato ho fatto un giro di un’ora in libreria comprando un libro in spagnolo per me e Miti d’oggi di Roland Barthes da regalare ad un amico. Poi, sono andata al centro linguistico di ateneo a ritirare il mio diploma de espanol come lengua extranjera meglio conosciuto come dele. Ho lavorato un pò e alle sei sono scesa per andare allo spettacolo di danze itineranti a cui Raffa mi aveva invitato questa mattina. Ho seguito lo spettacolo per il centro storico respirando una bella aria di festa e di energia, incontrando amici o semplicemente pensandoli. Un incontro casuale con Luca, un paio d’ore in bottega a chiacchierare, un mezzo appuntamento per un film. Poi a casa a spedire qualche mail al di là dell’oceano e ricevendone una. Ora un pò di nostalgia mi assale, la notte è fatta per i pensieri, a volte anche per quelli che vorremmo scacciare, perchè ci hanno fatto del male... e vorremmo che mai più, mai e poi mai, ce ne facessero ancora.... e una frase di Rilke mi passa per la mente…. cercano ancora i sommersi la terra

mercoledì, dicembre 13, 2006

prima di dormire

Stasera al cinema ho visto Tank you for smoking e non mi è piaciuto. Bevo una camomilla, mentre penso a Javi che ora è in un aereo sopra l'oceano. Probabilmente tra due mesi sarò anche io su quello stesso oceano. Stasera sono stata alla Feltrinelli a comprare la guida Routard sull Argentina. Il mio viaggio prende contorni sempre più definiti nella mia testa e fuori dalla mia testa. Con l'Argentina in borsa sono passata dalla bottega a salutare Antonella. Certe volte resto sbalordita da quanta bellezza riescano a trasmettermi i sorrisi di persone che conosco da pochi mesi o addirittura da pochi giorni. Il sorriso di Antonella è uno di quei sorrisi e ciò che regala bellezza è quel modo inconsapevole di regalarlo. Credo che i doni più belli mi siano stati fatti sempre da persone che non sapevano di donarmi qualcosa mentre lo facevano e probabilmente anche i miei doni migliori sono nati cosi, spontaneamente.

Domani mi aspetta un convegno all'università, meglio andare a dormire e magari sognare chi mi manca. Quando domattina mi sveglierò forse riuscirò a rispondere alla domanda che Javi mi ha fatto qualche giorno fa: perchè quando raccontiamo un sogno usiamo l'imperfetto?
Se racconterò il mio sogno a qualcuno, proverò a usare almeno il passato prossimo, cosi probabilmente il sogno sarà un pò più reale, fino a farlo diventare presente.

martedì, dicembre 12, 2006

Javier















Ter saudade até que é bom melhor que caminhar vazio..

domenica, dicembre 10, 2006

domenica pomeriggio

Davanti al computer a fare cose, mentre Javier dorme sul divano accanto a me. Mi piace guardarlo cosi indifeso, con quei suoi tratti libanesi, il sangue metà italiano e la sua memoria argentina.
Fuori, intanto, piove.
Una musica brasiliana piena di saudade riempie la mia casetta.
E so, ad un tratto, che la pace esiste.

sabato, dicembre 09, 2006

la morte del principe

E se tutti noi (uomini, Dei e mondo) fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa, collocati sempre fuori da ciò che esiste? E se quel qualcuno che sogna o pensa un qualcuno che non sogna e non pensa, fosse a sua volta un suddito dell'abisso e della finzione? Se tutto fosse un'altra cosa, e nessuna cosa, e ciò che non è fosse l'unica cosa che esiste? Da quale parte mi trovo, io che vedo questo in quanto cosa che può esserci? Su quale ponte passo, io che mi trovo cosi in alto che sotto di me stanno le luci di tutte le città di questo mondo e dell'altro mondo, e le nuvole della verità sfatte che sono sospese lassù e che cercano come se cercassero un qualcosa che è possibile abbracciare?
LI, 166

lunedì, dicembre 04, 2006

sabato, dicembre 02, 2006

pomeriggio d'inverno

Mi piace, nei pomeriggi d’inverno, il miscuglio di persone che si incontra sul lungomare. Osservo questa varietà di esseri umani pedalando lentamente sulla mia bicicletta, seguendo gli stessi percorsi del sole. Non ascolto le loro voci. Ho nelle orecchie la musica, fedele compagna dei pomeriggi malinconici o splendenti. Oggi per me è stato decisamente un pomeriggio malinconico, quasi a sfiorare la tristezza. Ma le ore passate a chiacchierare ieri sera su un marciapiede, mi danno quel po’ di gioia sufficiente a sperare che stasera i miei occhi sapranno ancora trovare bellezza.

Immersa nel mio mondo inaccessibile osservo la gente. Vecchi che giocano a carte, bambini che corrono sulla spiaggia o che seguono su biciclette minuscole i loro papà. Gruppetti di ragazzini che giocano a fare i grandi con ragazzine che provano a fare lo stesso. Qualcuno che corre, donne dell’est in libera uscita, barboni che dormono stesi al sole sulle panchine, pensionati che leggono il giornale, qualcuno che legge un libro, amici che passeggiano, qualche innamorato che si bacia, qualcun altro che chiacchiera. Nessuno litiga. Potrebbe sembrare solo uno stupido quadro romantico, ma non ho mai visto nessuno nella mia vita litigare di fronte al mare.

Io stessa non ho mai litigato, ho fatto molte cose ma non ho mai nemmeno discusso con qualcuno. Di fronte al mare ho corso quando ero bambina, ho giocato infinite ore, ho fatto i castelli di sabbia, i buchi dove poi immergerci qualcuno e farne uscire solo la testa, ho preso il sole, ho raccolto pietre e conchiglie, ho passeggiato, ho scritto sulla sabbia, ho visto albe e tramonti, ho scritto, ho letto, ho cantato, ho bevuto, ho mangiato, ho dormito, sono stata in silenzio, ho parlato, ho ascoltato, ho baciato, ho anche fatto l’amore. Ho fatto progetti impossibili, ho registrato il suono delle onde, ho sognato. Si, ho sognato molto. E dopo tutto questo tempo non ho ancora smesso di farlo.

venerdì, dicembre 01, 2006

giovedi sera

Stasera ho mangiato una pizza con i miei genitori. Gli ho detto che sto seriamente pensando di farmi un biglietto per il sudamerica e di restarci per un pò di mesi. Credo che la notizia non li abbia resi molto felici... o forse si, ma non hanno potuto dirmi che secondo loro era una cosa bellissima perchè sono obbligati a fare la parte dei genitori e a dirmi che devo trovarmi un lavoro che mi dia una sicurezza e che devo imparare a separare la realtà dalle mie ideologie. Mio padre in realtà ha tentato di farmi intendere la sua approvazione ma mia madre lo ha tacitamente fermato. Non faccio che guardare biglietti aerei per Argentina e Brasile e non faccio che pensare che non avrò mai tanti soldi per andare e allo stesso tempo penso che se aspettassi di avere tutti quei soldi non ci andrò mai. Ma io ci andrò, ora so solamente questo. Intanto Silvia mi manda un messaggio da Barcellona... è appena uscita dal concerto dei Taranta Power e dal tuo sud un pò anche mio. Lo so dove hanno suonato, vicino alla mia vecchia casa, in quell'auditorium vicino alla fermata di Alfons X, sulla linea gialla. Luca mi sta chiamando. Gli ho detto che scendevo e poi alla fine mi sono persa nei miei pensieri. Ci rifacciamo domani. Domani porto e amaro del capo a go a go. E magari con tutto quell'alcool in corpo mi viene pure il coraggio per fare una telefonata. O per decidere di non farla mai più. Eu nao quiero nada pra mi. O quiero tudo, nao seu.

mercoledì, novembre 29, 2006

lunedì, novembre 27, 2006

appunti in viaggio (verso sud)

lasciando Torino 22/11/06

C’è un incendio alla fine di questa pianura che guardo dal treno. Se chiudo gli occhi riesco a vedere il sole che affonda nel mare, ma non posso chiudere gli occhi, non me lo posso permettere ed allora mi chiedo dove va a finire tutto quel rosso, ma una risposta non ce l’ho. Quanto tempo che non vedevo un tramonto. D’estate potrei passare ogni sera a guardarlo e non tanto per una questione di bellezza (in fondo la luce lascia pur sempre il posto al buio), ma di grazia. I tramonti d’estate , nella mia parte di mondo, sono pieni di grazia e di promesse d’amore per le notti pieni di stelle. Ma d’inverno i tramonti sono tristi, io non riesco a trovarci grazia, né promesse, né bellezza. Guardo scorrere il nordovest dal finestrino e ad ogni stazione mi assale un ricordo, ogni nome di città mi evoca un suono, un viso, un odore e un colore. Penso che i miei piedi hanno calpestato i suoli di tutti questi posti e mi sembra bellissimo e allo stesso tempo pazzesco…
Questo incendio in fondo alla pianura mi arriva fino in fondo all’anima e resto con il mio sguardo fisso, quasi imbambolato, sul paesaggio cosi piatto.. con una musica nelle orecchie, un libro di poesie aperto tra le mani, una matita tra le dita e il cuore in viaggio, altrove.

Bologna 24/11/06

Seduta al tavolino di un bar, nella stazione di Bologna, leggo poesie della Szymborska.
Voglio chiedere a Javi di leggermele in polacco, anche se non ci capisco niente. Voglio sentire il suono della sua lingua. Montale in italiano è un re, in altre lingue solamente un principe.
Ma questo è l’eterno dilemma delle lingue e non c’è via d’uscita, dovrò rassegnarmi prima o poi.
Mentre leggo, mi arriva un messaggio da Stoccolma e per dargli modo di arrivare devo cancellare il messaggio da Colonia. E appena ho il cellulare tra le mani non resisto alla tentazione di mandare un segno verso Cracovia, forse perché sto leggendo la Szymborska, forse perché sono a Bologna o forse perché sono malinconica. Questi incroci di città e di paesi mi fanno perdere un po’ l’equilibrio, eppure non sono mai stata in nessuna di esse. A Cracovia, a Stoccolma, a Colonia, no, non ci sono mai stata. Ci andrò? Chissà, chi può dirlo, in fondo non importa. Per viaggiare basta esistere. Ma è solo viaggiando che a volte raggiungiamo l’esistenza. A volte mi sembra come se l’eccessivo contatto con la gente mi facesse perdere di vista me stessa ed altre volte l’eccessivo contatto mi dà la sensazione esattamente opposta. Non c’è via di mezzo o forse sono io che non la conosco. So però che non mi importa trovarla, perché di una cosa sono sicura, non riesco a riconoscermi nel mezzo, sono nata per una condizione di alternanza. L’equilibrio, io lo trovo nelle sfumature.

salutando la Toscana dal finestrino 25/11/06

In viaggio verso casa, finalmente. Un mese esatto di peregrinazioni non è tutto rose e fiori e dopo un po’ hai bisogno della tua terra e dei tuoi affetti più profondi e più veri. E della tua lingua.
In questo treno diretto a Reggio Calabria finalmente riesco a riascoltarla. Non importa se sia calabrese, siciliano, lucano o campano, è la lingua del sud ed è comunque la mia, è comunque colore e calore. E ha i colori della mia anima e della mia mente, le sfumature della mia intelligenza e del mio carattere, delle mie attitudini verso la vita e verso le persone. Intanto dovrei studiare. Per fortuna anche questo master sta finendo. Ma il numero 64 di Pulp mi invita come quando un amico che non vedi da molto ti incontra casualmente per strada e vuole offrirti un caffè. La differenza è che ora nelle orecchie ho una delle più belle musiche che mi è capitato di ascoltare negli ultimi tempi.

Quasi a Roma.

Mio adorato sud sto tornando. E scusa se ti cito.

domenica, novembre 26, 2006

com'è facile piangere

Ho fatto finta di pensarti come ad una conchiglia ancora chiusa, inviolata dai capricci del mare e poi ho pregato gli dei che non esistono di strapparti ai rimedi che fingi di attuare per incastrare insieme le frasi di una canzone senza note in cui dici che non ci sarebbero state stelle in cielo quella notte perchè Dio le avrebbe conservate per una notte migliore...ho pensato a quanto sarebbe stato bello avere avuto un cane da portare fuori a pisciare...

Non so niente ma so che col vento cadono le foglie...lo so...

e poi mentre andavo al lavoro a far finta di essere di buon umore un vecchio mi tampona e io ho fatto finta di sentire dolore...all'ospedale un dottore ha fatto finta di non capire ma per non rischiare ha fatto finta di volermi guarire...tanto c'era l'assicurazione...e io ho fatto finta di cercare ancora una volta una persona viva tra le macerie di un palazzo che non è mai crollato...

Non so niente ma so che col tempo cadono anche le stelle...lo so...

sono tornato e ho fatto finta di riordinare casa sistemando a caso le cose quasi come se fosse davvero la mia casa...e non immagini la pena di trovare il tuo cuore-aquilone impigliato tra i rami di un albero spoglio che spera ancora in un soffio di vento...io non sono la stella cadente che si ferma a guardarti precipitare nel vuoto,ma continuo a pensarti come una conchiglia ancora chiusa...inviolata dai capricci del mare...

una donna e la sua semplicità - marta sui tubi

mercoledì, novembre 22, 2006

partenza

Che insostenibile chiaroscuro,
mutevole concetto di ogni giorno,
parola d'ordine che dice: non vengo
e ti lascio morire poco a poco.

Perchè questa lentezza del caos?
Perchè il verbo non mi avvicina?
Perchè non mangio i frammenti di ieri
come se fosse un futuro d'amore?

Alda Merini

martedì, novembre 21, 2006

il mare a Torino

Ieri pomeriggio, mentre camminavo per Torino, ho avuto come l'impressione di vedere il mare. Sentivo la sua presenza alla fine di una lunga strada che dava su un cielo aperto. Ero persa nei miei pensieri e non ricordavo nemmeno dove fossi. Poi ho come aperto gli occhi sulla realtà ed ho capito che era veramente giunto il momento di tornare a casa. Domani lascio Torino: Parma, Bologna, Firenze e poi un treno che mi riporta a me.

un fiore ha forse bellezza?

Às vezes, em dias de luz perfeita e exacta,
Em que as coisas têm toda a realidade que podem ter,
Pergunto a mim próprio devagar
Porque sequer atribuo eu
Beleza às coisas.

Uma flor acaso tem beleza?
Tem beleza acaso um fruto?
Não: têm cor e forma
E existência apenas.
A beleza é o nome de qualquer coisa que não existe
Que eu dou às coisas em troca do agrado que me dão.
Não significa nada.
Então porque digo eu das coisas: são belas?

Sim, mesmo a mim, que vivo só de viver,
Invisíveis, vêm ter comigo as mentiras dos homens
Perante as coisas,
Perante as coisas que simplesmente existem.

Que difícil ser próprio e não ser senão o visível!

Alberto Caeiro

lunedì, novembre 20, 2006

vita torinese


Sabato pomeriggio ho abbandonato per qualche ora la mia condizione di oblio e mi sono affacciata alla vita torinese. Le foto fermano i due momenti più significativi della giornata. Naturalmente, solo uno dei due mi ha profondamente esaltato. Nella prossima vita voglio rinascere nell'antico Egitto. E possibilmente voglio rinascere gatto...

domenica, novembre 19, 2006

licantropia

Algures os sonhos são verdade.

Existe um lago abandonado
p'ra nós dois, à luz da lua,
como nenhum p'ra nós fadado.

Lá se abre a negra, branca vela
às brisas vagas, pressentidas,
p'ra levar a nossa vida-sono
até onde as águas reunidas

onde bosques ignotos cumprem
na costa, escura de arvoredo,
o voto do lago, de ser mais,
e tornam o sonho completo.

Lá nos esconderemos e
ao luar, de tudo despojados
e vazios, sentiremos que
de algo musical fomos forjados.

sabato, novembre 18, 2006

pioggia

E' mezzanotte.
A Torino stasera piove. Sento le ruote delle macchine passare sull'asfalto bagnato. Quanto tempo che non guido, quasi un mese.

Ascolto musica, anche io, ma non sono assente.

E ora ho voglia di ritornare a casa, alla mia realtà, alla mia verità.
Ho voglia di prendere in braccio il mio gatto e di sentirgli fare le fusa ai miei piedi prima di addormentarmi. Ho voglia del mio mare, del pezzetto di cielo azzurro che si vede dal mio balcone e di quello infinito quando la mattina salgo sulla mia bici per andare in accademia. Ho persino voglia di ricominciare a lavorare e della pausa caffè delle undici. Ho voglia di imparare seriamente il portoghese e di non sentire limiti a quei pensieri che penso nella stessa lingua.
Ho voglia di birra rossa, di amaro del capo e delle serate sempre uguali, nella stessa piazza e con la stessa gente.

Vorrei che le persone a cui ho voluto bene e a cui ancora ne voglio non si nascondino più quando hanno paura, ma che siano limpide come un giorno di sole nel mezzo dell'estate.

Vorrei che esistesse la libertà.

venerdì, novembre 17, 2006

sincronia

you make it easy?

giovedì, novembre 16, 2006

pensiero della notte

Quase anonima sorris
e o sol doura o teu cabelo.

Por que è que
pra ser feliz
è preciso não sabe-lo?

[Fernando Pessoa]

martedì, novembre 14, 2006

è tornato

Leave me out with the waste This is not what i do It's the wrong kind of place To be thinking of you It's the wrong time For somebody new It's a small crime And i've got no exuse Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright? If u dont shoot it how am i supposed to hold it Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright Is that alright with u? Leave me out with the waste This is not what i do It's the wrong kind of place To be cheating on you It's the wrong time but she's pulling me through It's a small crime And I've got no exuse Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright? If u dont shoot it how am i supposed to hold it Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright Is that alright with u? Is that alright? Is that alright? Is that alright with u? Is that alright? Is that alright? Is that alright with u? No...

9 crimes
Damien Rice

il coraggio al potere









www.sdsm.it

lunedì, novembre 13, 2006

millimetri

I millimetri: quale impressione di meraviglia e di coraggio mi provoca la loro esistenza, gli uni accanto agli altri così ravvicinati in un metro. A volte soffro e godo per queste cose. E ne sono goffamente orgoglioso. Sono una lastra fotografica impressionabile all'infinito. Ogni dettaglio si stampa mostruosamente dentro di me in un tutto. Mi occupo unicamente di me stesso. Il mondo esteriore è per me una mera sensazione. Non mi dimentico mai del mio sentire.
183, LI

...perchè credo davvero che i particolari facciano la differenza e che i colori abbiano vita solo attraverso le sfumature. E nella mia testa ora c'è un arcobaleno di meraviglia. Voglio restare a guardarlo, a respirarlo.

E tudo o que tenho nao maos é um arco-iris e uma flor.

frammenti di viaggio[pt3]



frammenti di viaggio[pt2]







frammenti di viaggio [pt1]






sabato, novembre 11, 2006

sabato torinese

Torno ora da un giro per il centro. Stanotte non ho dormito molto bene e quando mi sento inquieta ho bisogno di camminare anche se non ho una meta. Anzi, a pensarci bene la maggior parte delle volte non ho meta e il camminare in quei casi è sempre una sorta di rito catartico. Ma oggi non so se ha avuto l'effetto sperato. Forse sarà stata colpa di quest'aria cosi nordica e in cui non riesco proprio a rispecchiarmi, in nessun momento e in nessun angolo della città, ma non solo di questa. Ripensavo alla sensazione di estraneità che ho provato viaggiando in aereo da Lisbona a Milano. E' pazzesco a pensarci, ma mi sono sentita molto più a casa mia a Barcellona, a Coimbra, a Lisbona che in questa parte d'Italia. Però per fortuna c'è sempre qualcuno che in questa parte d'Italia ci è nato e che mi fa sentire a casa, soprattutto quando mi sveglia alle nove di mattina ordinandomi di collegarmi a skype per parlare un poco e poi già lo so che quel poco diventa due ore e più. Giulia poi quando in primavera (inoltrata!) vengo in Cermania me la fai una lezione sulla pratica della raccomandazione? Dai, fallo per la nostra amicizia decennale ;)

Oggi, cercando di allontanare pensieri tristi, mi sono venute alla mente tutte le persone che non vedo da troppo e che vorrei tanto rivedere un pò... qualcuna non la vedo da mesi, altre addirittura da anni.. qualcuna non voglio rivederla mai più e altre vivono come sdoppiate nel mio cuore e queste ultime sono sicuramente quelle a cui penso coi sentimenti più contrastanti... certe volte ci penso, non potevo essere diversa? Non potevo avere il privilegio di non sentire e di non pensare? Non c'è niente da fare... ho sbagliato il metodo di fuga...

Intanto continuo ad ascoltare Nua. La dolcezza di certe canzoni mi culla come niente riesce a fare e dolcemente mi fa sentire tutto quello che si agita dentro di me, perchè se solo lo voglio riesco a pensare a un sacco di cose belle, perchè in fondo le emozioni sono sempre un privilegio e non voglio offendere la bellezza. E un sorriso pieno di luce e di purezza non può perdere la sua importanza, comunque.

Os Colombos

Outros haverão de ter
O que houvermos de perder.
Outros poderão achar
O que, no nosso encontrar,
Foi achado, ou não achado,
Segundo o destino dado.
Mas o que a eles não toca
É a Magia que evoca
O Longe e faz dele história.
E por isso a sua glória
É justa auréola dada
Por uma luz emprestada.


Fernando Pessoa

una settimana fa

E' venerdi sera.
Penso a dove ero una settimana fa e vorrei essere ancora lì.
Buona samba e buona notte a chi ora sta ballando e a chi lo fa solamente con il cuore, come me.

Valeu a pena? Tudo vale a pena
se a alma nao è pequena.

giovedì, novembre 09, 2006

atè breve!

Lisbona 7.11.06 [pensieri in movimento]

Oggi è il mio compleanno.
Sono a Lisbona, in aereoporto e guardo per l'ultima volta questo cielo portoghese. Di sicuro lo rivedrò, ma davvero non so quando.
O céu.
Mi piacerebbe vederlo quello del Brasile. Mi dici che è più grande e infinito, ma io credo che sia anche più lucente. Deve esserci una spiegazione alla maggiore quantità di luce che trovo nel tuo viso, nel tuo sguardo e nei tuoi occhi, sempre accesi, anche quando per un attimo sembrano scomparire e andare chissà dove. Si, credo che la spiegazione possa trovarsi nella natureza che vive in Brasile e di cui i suoi abitanti si nutrono, perchè non riesco a trovare altra logica a tutta l'abbondanza di purezza che vi invade.
Intanto continuo ad ascoltare barco negro e naturalmente a cantarla è Amalia. Ho ascoltato questa stessa canzone la mia seconda sera a Coimbra, con Izaura e Fernanda, davanti a numerose birre bevute a rapidità sorprendente e ad un cantante di fado che suonava e cantava, mentre noi viaggiavamo verso i nostri mondi comuni, fino a poche ore prima sconsociuti e poi all'improvviso vicinissimi. Adoro la lingua portoghese, adoro il suo suono, l'ho sempre amata ma ora è come se mi fosse entrata dentro e non posso più mandarla via.

Ma quanto mi state pensando? Il mio cellulare da ieri sera non fa che ricevere messaggi, quasi tutti mi chiedete in quale parte del mondo mi trovo. Sono nella mia città dell'anima e tra poco tornerò in patria. Nel mio zaino molta saudade e molto amore. E dividerli sarebbe impossibile...

e....

eu sei meu amor nem chegaste a partir
tudo em meu redor
me diz que 'stas sempre comigo


due anni dopo

Lisbona 6.11.06 (appunti in movimento)

Lisbona, due anni dopo.
Un cielo completamente bianco, così diverso da quello così azzurro che mi accolse allora. Ma quando, uscendo dalla metro, esco in superfice e mi trovo nalla piazza del Rossio, non posso sfuggire a un brivido. E la malinconia invade questo pomeriggio cosi strano, in un'atmosfera cosi intima e insieme cosi lontana.

[..] Outra vez te revejo,
Cidade da minha infãncia pavorosamente perdida...
Cidade triste e alegre, outra vez sonho aqui...

Eu? Mas sou eu o mesmo que aqui vivi, e aqui voltei,
E aqui tornei a voltar, e a voltar.
E aqui de novo tornei a voltar?
Ou somos todos os Eu que estive aqui ou estiveram,
Uma série de contas-entes ligados por um fio-memória,
Uma série de sonhos de mim de alguém de fora de mim?

Outra vez te revejo,
Com o coração mais longínquo, a alma menos minha.

Outra vez te revejo - Lisboa e Tejo e tudo -,
Transeunte inútil de ti e de mim,
Estrangeiro aqui como em toda a parte,
Casual na vida como na alma,
Fantasma a errar em salas de recordações,
Ao ruído dos ratos e das tábuas que rangem
No castelo maldito de ter que viver... [..]


Álvaro de Campos

doña Odilia

Cacèm (Lisbona) 6.11.06 [appunti in movimento]

Doña Odilia ha più di ottant'anni. E' nata a Lindau, in Angola, da un padre portoghese e da una mamma africana.
Doña Odilia è una delle nonne più dolci che ho conosciuto nella mia vita. Forse nemmeno la mia nonna mi ha mai trattato con tanto affetto. E io, per qesta signora, sono una perfetta sconosciuta. Noi siamo portoghesi ma siamo nati in Angola, mi dice con un sorriso che è a metà tra l'orgoglio e la rabbia. Non la dimenticherò mai.

mercoledì, novembre 08, 2006

eu sambo

Coimbra 5.11.06 [appunti in movimento]

Non sapevo di saper ballare la samba, per il semplice fatto che non l'avevo mai ballata.
Insieme a qualche portoghese ieri sera ero l'unica europea in un locale di cui non ricordo più il nome ma di cui ricordo l'atmosfera, i colori, l'allegria, le numerose birre e la forza del movimento degli occhi, delle mani e di tutto il corpo. E tra tutti i corpi, uno.
"Ja falas e ja danças"
"Sim, quasi tenho tudo, quasi"
E vorrei essere ancora lì a ballare la samba, perchè non sapevo di ballarla cosi bene.

Brasil, Brasil, Brasil!!!

Coimbra 4.11.06 [appunti in movimento]

Ho provato a fare una ricerca su internet per cercare di capire se esista un nome per la malattia che credo di aver contratto in questi giorni. Chi va in Africa si ammala di una malattia nota, ma può chiamarsi allo stesso modo quella che ha a che fare con il Brasile?
Mal di Brasil.
Persino l'onnipontente google non riesce a darmi una risposta, parlandomi solo di malattie tropicali corredate da tutti i generi di sintomi con cui possono presentarsi e i relativi effetti.
Ma non ho mai creduto molto nella medicina e per questo non mi meraviglio di non trovare una risposta. Credo invece nell'anima [...noi siamo roba del sud, la civiltà greco-romana, non abbiamo niente a che fare con la mitteleuropa.. noi abbiamo l'anima.. ] ed è solamente in essa che trovo la mia risposta. Il nome della malattia ha un suono troppo bello per poter scorgere in essa anche un solo aspetto negativo, perchè non provoca dolore ma quella sorta di felicità che ti fa sentire vivo e ti dà una strana visione del futuro, qualcosa a metà tra la tristezza e la speranza. Tutto quel che ho ora nel cuore, negli occhi, nelle mani e nel sorriso della mia bocca e non solo della mia è s a u d a d e.

t r e n t a d u e

Ho messo piede in Italia da qualche ora e ho un anno in più.
Il mio telefono benedice la mezzanotte.
A me invece oggi è piaciuto molto tutto il casino che ha fatto il mio cellulare ed anche quello che ho appena ascoltato nella mia casella e-mail :)
In ordine sparso grazie a: Izaura, Stefania, Simona, Sabrina, Paoletta, Kita, Lauretta, Mari, Luciana, Gabri, Laurilla, Marco, mio fratello, la mia mamma e il mio papà, Maria, Nico, Micol, Emi, Anna, Angelo, Fabiana, Monica, Ivana, Desde, Cristina, Fernanda, Alexandra, Laura, Anto, Salvatore, Silvia, Francesco e dulcis in fundo Giulia che per fortuna legge ;)

sicuramente ho dimenticato qualcuno, non me ne vogliate... ma la mia testa e il mio cuore sono in totale delirio....

muito obrigado a tudos e muitos beijinhos.....

lunedì, novembre 06, 2006

saudade

é tudo o que tenhio no meu coraçao, ja falo e ja bailo mas nao é tudo...
boa noite :-*

venerdì, novembre 03, 2006

as dos cosas

Izaura mi dice: ci sono due cose che non si possono fare in questa casa, la prima é chiedere: posso?
La seconda mi ha promesso di svelarmela prima che andró via.
E vorrei non saperla mai.

coraçao

Izaura mi chiede se conosco il significato della parola coraçao. Mi piacerebbe dirle di no, ma é chiaro che mentirei spudoratamente e lei é troppo furba e intelligente per non rendersene conto. Le rispondo e restiamo ore a parlare nella nostra strana lingua. E mentre le parlo, penso che a volte avrei voluto parlare di certe cose con le persone della mia stessa madrelingua e non ci sono riuscita, ma chissá perché mi vengono soprattutto alla mente quelle che non ci sono riuscite con me. E intanto la voce di questa maria rita, per me sconosciuta cantante brasiliana oltre ad essere bellissima avvolge tutto con dolcezza e la notte é davvero lontana.

giovedì, novembre 02, 2006

uma casa portuguesa

Chi non conosce uma casa portuguesa?

Da quando due giorni fa sono arrivata in Portogallo mi é venuta spesso alla mente e insieme la voglia di cantarla. In realtá piú che portoghese la casa dove sto vivendo sarebbe piú una casa brasiliana considerato che i suoi quattro abitanti provengono dall'altra parte dell'oceano.
Coimbra é molto bella ed é proprio come me la immaginavo e i portoghesi qui sono probabilmente ancora piú portoghesi dei lisboeti. E non puoi incrociare i loro occhi senza restarne affascinato. Occhi incredibilmente belli ed incredibilmente neri, che ti fanno venire in mente il colore della terra dopo la pioggia o il fondo piú nero dell'0ceano. Occhi che luccicano spesso di saudade ed é una sensazione che se non la provi sulla tua pelle non la puoi spiegare.

Uma casa portuguesa é il ritratto di un ambiente dove puoi trovare un attimo di amicizia e di gioia, un piatto caldo per il visitatore occasionale e una promessa di baci e di amore per tutti e credo che questo sia proprio il ritratto della casa dove sono capitata.

I brasiliani poi, sono incredibili, ti vengono vicino per chiederti di contar uma história perché non possono accettare di non comunicare con te, anche se sanno benissimo che non parli il portoghese e che loro non parlano l'italiano, perché questo non li fermerá dal dire insistemente fala fala fala e falando o meglio parlando, sto abituando il mio orecchio al meraviglioso suono della loro lingua e sto facendo passi da gigante nel riprodurla... dovrei veramente venire qui per un mese e finalmente la imparerei. E in questa casa é tutto cosi pieno e di piú di uma promessa de beijous che giá non ricordo piú chi é arrivato a vivere prima e chi dopo qui dentro. E mentre scrivo tutti, man mano che si svegliano, vengono nella stanza a dirmi con un sorriso bom dia e poi se ne vanno in giro per la casa cantando.

mercoledì, novembre 01, 2006

titúlo esgotat (appunti in movimento)

31.10.06

Quanto tempo era che non tornavo a Barcellona?
Ci ho pensato spesso in questi giorni e i dati reali non hanno mai coinciso con quelli delle mie sensazioni. I miei piedi ed i miei occhi e la mia seconda lingua avevano vissuto in questi stessi posti quest'estate, sebbene se in una settimana che poco tempo aveva lasciato alla mia mente di entrare in contatto con gli odori e i colori di questa cittá.

Sette giorni possono non essere niente nella vita di una persona o a volte possono essere tantissime cose, possono regalarti occhi che prima non avevi o che non riuscivi a sentire, siano essi i tuoi o quelli di altre persone. Quando ci penso, alle persone intendo, mi chiedo sempre se é piú forte l'amore o la rabbia che provo verso il genere umano. Di odio, certo, non potrei parlare, sarebbe come odiare me stessa. Ma in generale il viaggiare mi riconcilia con i miei simili e mi regala sempre nuove finestre dalle quali affacciarmi e cogliere cosi nuovi punti di vista.

vista con granello di sabbia...

Ho letto nuove poesie della Szymborska in questi giorni (a dire il vero, ho letto tantissimo in questi giorni) e ce n'era una con un verso che non ho dimenticato (non ho piú il libro, l'ho regalato).

Mi vietano caffé vodka e sigarette,
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
- mi ha risposto.

Questi pochi versi sono stati il leitmotiv di questi miei giorni catalani.
Forse perché ho respirato la leggerezza come non mi succedeva da tempo, intendo quella leggerezza che si trova in se stessi, oserei quasi dire la grazia e la grazia non puó che farmi venire in mente la Bellezza. Forse credo di poter dire, di aver ritrovato la chiave del vecchio festino di cui ero venuta alla ricerca e di aver guardato di nuovo in faccia quella Bellezza, mentre ora dalla televisione, in questa sala d'attesa, come sottofondo ad una stupida pubblicitá di cereali esce una struggente spiders from mars e il mio volo per Lisbona ha due ore di ritardo. Ma cavolo, ho di nuovo la chiave e con questa stessa chiave tra poche ore saró nella cittá dell'anima, al cospetto di chi sicuramente mi saprá parlare ancora mentre percorreró rua dos douradores e guarderó in alto, verso una finestra all'ultimo piano che dá sull'infinito.

E all'infinito ci pensavo anche ieri sera, dopo essere stata all'Istituto Italiano di cultura ed essermi incontrata con Alessia ed Andrea. E con le altre ragazze che insegnano lí. Come se fossimo stati tutti amici da sempre e come se fosse naturale, dopo cinque minuti, finire di fronte ad una birra (piú birre) in un piccolo locale di gracia. Ed é incredibile come tutto sia governato da una legge che mette insieme le persone sconosciute e allo stesso tempo giá incontrate in qualche angolo della nostra mente e della nostra anima, parte di quel mondo invisibile che non vive nel mondo ma che di esso si nutre e che ci dá la chiave per potervi entrare. A volte ci penso, penso a come potrei realmente esistere se non avessi altri occhi dentro i miei occhi e del resto questa sensazione di avere una doppia versione dei miei organi l'ho sempre avuta, fin da quando ero bambina. E con quattro occhi (ed un solo cuore, perché il cuore, per quanto grande, é sempre uno) ho camminato per le strade di Barcellona alla ricerca di ció che piú amo di questa cittá, la mescolanza dei colori, delle razze, dei rumori e poi quasi all'improvviso , svoltando semplicemente un angolo, certe strade solitarie inondate di luce e di solitudine, quella solitudine allegra e dolce che ti entra nel cuore senza che tu abbia il tempo di rendertene conto... ed é allora, in quei momenti, che mi rendo conto che in qualche modo questa cittá é diventata un pó mia e in fondo un pó anche mi somiglia.

Il biglietto della metro da dieci corse riporta inevitabilmente l'annuncio che é giunto il tempo di cominciare un nuovo viaggio. Titúlo esgotat. Titoli di coda, si potrebbe romanticamente tradurre.

Gli occhi e il canto lusitano mi aspettano.

mercoledì, ottobre 25, 2006

viaggiano i viandanti

Ogni volta che parto per un viaggio mi vengono inevitabilmente alla mente le parole dei csi e soprattutto il fatidico verso. Ieri mattina ho visto l'alba nel pullman che mi portava all'aereoporto di Fiumicino. Accanto a me tre ragazzi che andavano in Australia a cercare un fottuto lavoro. Non sono riuscita a dormire neanche per un attimo, avevo addosso una strana adrenalina mista ad inquietudine che mi portava nello stesso momento in troppi posti e a troppe persone. Stamattina ho dormito come non dormivo da tanto e ora mi sento libera, senza fantasmi nella testa, ma solo con la voglia di risentire l'odore e riafferrare i colori di questa città y por esto me voy.

lunedì, ottobre 23, 2006

I am there while you choke on me


Non ricordo se la parola era in inglese, in spagnolo o in francese. Ultimamente ho bazzicato tutte e tre le lingue e gli strascichi dei cinque amaridelcapo di ieri sera mettono a dura prova la mia memoria. Comunque la parola era controtempo ed aveva un suono bellissimo.

Ricordo solo il primo concerto degli incontri internazionali di musica d'autore al quale siamo arrivati troppo tardi e il pomeriggio in costiera sotto un cielo plumbeo e le nostre risate a colorarlo. E la mia vita violenta a riempire gli spazi del mio monolocale mentre mangiavamo seduti per terra la pasta al pesto, cercando traduzioni sensate a strani titoli di canzoni e parlando una strana lingua nata chissà dove. Cazzo, è tardissimo, non sentirò più nessuno dire oggi il cielo ha pianto tanto ma a quel cielo ci penserò spesso, da ogni latitudine.

domenica, ottobre 22, 2006

sensazioni di cose minime

Fuori continua a piovere, oramai da ore.

Ho lasciato il balcone aperto per poter sentire meglio il rumore della pioggia. E il silenzio che nasconde in sé e che si rivela solo a chi sa ascoltarlo. La pioggia mi procura malinconia e allo stesso tempo la voglia di andare oltre le mie sensazioni. Oggi ho letto tutto il pomeriggio ed era tanto che non mi succedeva. Certe volte torno a dei libri come si torna ad un amico perché considero mie, con maggiore consanguineità e intimità, talune figure che sono scritte nei libri, più di molte persone che sono considerate reali, che sono fatte di quell’inutilità metafisica chiamata carne ed ossa.

C’è una pace irreale in questo cortile che non vedo ma dove sento battere la pioggia. Qualcuno sta usando un martello, ma lo fa con delicatezza, come quando si ha paura di piegare il chiodo ed allora i colpi sono piccoli e secchi. A pensarci ora questa potrebbe essere una bella metafora per la vita di certe persone, maldestre con le proprie mani, quando colpiscono i sentimenti degli altri come se fossero chiodi che possono essere spezzati.

Tra due giorni parto per andare in quei posti dove ho lasciato una parte di me (o dove certe parti di me sono nate prima ancora che io nascessi), dove è caduto un mio sguardo, dove è vibrata una mia sensazione, dove ho messo al sicuro qualche piccolo dolore e qualche piccola gioia. Ma non vado per riprendermeli perché ogni cosa ha il suo posto stabilito nello spazio. E del resto le sensazioni, gli sguardi, i dolori e le gioie che senso avrebbero se non continuassero a vivere nei luoghi dove sono nate?

Vado a trovarmi e ad ascoltarmi.
Vado a cercare la chiave del vecchio festino, dove forse mi potrebbe tornare l’appetito.
E richiedere alla Bellezza di sedersi sulle mie ginocchia perché io non l’ho mai insultata. Mai.

sabato, ottobre 21, 2006

sonetto trentaquattro

Why didst thou promise such a beauteous day,
And make me travel forth without my cloak,
To let base clouds o’ertake me in my way,
Hiding thy brav’ry in their rotten smoke?


‘Tis not enough that trough the cloud thou break,
To dry the rain on my storm-beaten face,
For no man well of such a salve can speak,
That heals the wound, and cures not the disgrace:

Nor can thy shame give physic to my grief,
Though thou repent, yet I have still the loss,
Th’offender’s sorrow lends but weak relief
To him that bears the strong offence’s cross.

Ah but those tears are pearl which thy love sheds,
And they are rich, and ransom all ill deeds
.

Shakespeare

dedicata, of course.

giovedì, ottobre 19, 2006

ma non era di sinistra?!?

Oltre 50mila posti di lavoro in meno nella scuola. Secondo i dati
della relazione tecnica, la Finanziaria che approderà fra breve in
Parlamento prevede una robusta sforbiciata del personale
scolastico. Circa 42 mila cattedre e poco più di 8 mila posti di
personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari), il tutto in soli
3 anni. E così l’entusiasmo iniziale per le 150 mila immissioni
in ruolo annunciate dal ministro della Pubblica istruzione
Giuseppe Fioroni comincia a smorzarsi. Aumenterà anche il
numero degli alunni per classe (più 0,4 alunni per classe). Per
risparmiare, poi, il governo intende ridurre del 10% i bocciati.
Ci saranno ore di lezione in meno nelle Professionali, ma arriva
l’insegnante di inglese nella scuola primaria.



cazzo, però c'è il fucking inglese fin dalla scuola primaria....
che vergogna.....

mercoledì, ottobre 18, 2006

lettere dal Sahara


L'ho scoperto solo ieri sera, dopo la seconda serata al cineforum.
Il titolo di Lettere dal Sahara è stato preso in prestito da un libro di Alberto Moravia. Negli anni tra il 1975 e il 1981, egli attraversò l’Africa come inviato speciale del «Corriere della Sera». Nel 1981 decise di raccogliere i relativi articoli nell’unico volume intitolato appunto: Lettere dal Sahara.

«Per me è la cosa più bella che esista al mondo» – dichiarò nell’intervista resa ad Alain Elkann – «il suo odore non si dimentica mai.

Correrò a comprarlo, voi correte al cinema a vedere il film perchè, seppure con qualche defaiance nella prima parte, la seconda merita veramente una visione e più di una riflessione.

lunedì, ottobre 16, 2006

spleen

Oggi pomeriggio, complice una nostalgia rabbiosa che a volte mi prende senza nessun preavviso, ho riaperto Les fleurs du mal. Un pò come tornare a casa e allo stesso tempo in un luogo sconosciuto, ma non puoi fare a meno di sederti e di ascoltare.

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

Baudelaire

sabato, ottobre 14, 2006

honey

L'altro giorno per andare in accademia ho indossato la mia maglietta blu dei radiohead, quella con dietro la scritta "uk not ok". Ricordo ancora perfettamente quando la comprai. Era il millenovecentonovantotto, avevo ventitrè anni ed ero a Madrid per il progetto erasmus. Il tour era quello di Ok Computer. Il concerto lo vidi con due ragazzi italiani che a malapena conoscevo e ricordo che la sera tornando a casa stavo perdendo l'ultima metropolitana ed ero angosciata dall'idea di restare per la strada tutta la notte, perchè non avevo nemmeno i soldi per fare una telefonata a chi abitava con me. Quella paura mi restò addosso per parecchio tempo, ma insieme alla paura mi rimase addosso anche la bellezza di quel concerto. Non ho mai più visto i radiohead dal vivo, ci sono andata vicina molte volte, soprattutto dopo Kid A che ho ascoltato fino alla nausea. Marco, il mio alunno anglo-toscano, studente di filosofia, l'altro giorno ha apprezzato molto la mia maglietta e così ci siamo incontrati sulla stessa onda. Mi dice che a lui sembra strano vedere che gli italiani ascoltano la musica inglese e chissà forse sarebbe lo stesso per me se scoprissi che lui ascoltasse i gruppi italiani che piacciono a me.
Ieri, durante la pausa, mi ha invitato a prendere il caffè (poi in realtà abbiamo preso due cappuccini) e alla domanda su quale fosse il mio album preferito io ho detto Ok computer, lui Pablo Honey. Ed ora mentre scrivo ascolto il suo album preferito, non ricordavo che fosse cosi bello e probabilmente ha ragione Marco a dire che è il migliore, è sicuramente molto più rock e forse più spontaneo. Non lo so, certe volte quando mi capita di riascoltare dischi che non ascolto da anni, mi sembra di sentirli per la prima volta, un tuffo a caduta libera indietro nei miei vent’anni o giù di lì e certe volte mi sento come spaesata, quasi come se non mi aspettassi di tornare cosi all’improvviso nei miei ricordi cosi perfettamente limpidi e reali.

Oggi è sabato, sono le quattro del pomeriggio e fuori c’è un sole meraviglioso. Se non fossi così pigra quanto sono me ne andrei in bici a fare un giro al mare o scenderei per andare da qualche amico a prendere un caffè (mi è finito anche il gas e sto sostituendo il caffè con un bicchiere ghiacciato di amaro del capo). Penso a chi mi manca, a chi vorrei fosse qui con me, a chi vorrei raggiungere e a chi vorrei che mi raggiungesse.
Odio le distanze e amo il coraggio, ma non so se ho sempre la voglia e la forza di combattere.

venerdì, ottobre 13, 2006

stagioni


Oggi pomeriggio, verso le cinque, dopo aver fatto il mio bravo dovere di lavoratrice e di studente sono scesa dall’accademia per tornare a casa. Sono salita in sella alla mia bici e all’improvviso ho sentito una voglia incredibile di immergermi in quell’aria dolcissima di autunno che si respirava tutt’intorno. Ci sono giornate che regalano sensazioni improvvise, di una semplicità cosi limpida e disarmante a cui è impossibile resistere. Cosi la mia bici mi ha portato in giro, a respirare le ultime ore di luce e a catturare un bellissimo tramonto che io ora regalo a chi, pensandomi, sorride.

Le centre du monde est partout et chez nous (Paul Eluard, Saisons)

giovedì, ottobre 12, 2006

volevo solo vivere

Ieri sera è iniziato il cineforum che frequento da un pò di anni a questa parte.
Il cartellone prevedeva come prima visione volevo solo vivere di Mimmo Calopresti.
Niente di nuovo, ma alla ferocia e all'assurdo non ci si abitua mai.
Stanotte non ci ho dormito e dopo quasi ventiquattro ore quelle immagini e quei suoni mi gridano ancora nella testa.
E la domanda resta sempre la stessa: com'è potuto accadere?
E una risposta come sempre non c'è.

martedì, ottobre 10, 2006

désolé

Oggi c'è un meraviglioso cielo azzurro. C'era lo stesso cielo quando a fine luglio sono entrata per la prima volta in accademia. Forse quando ritornerò ci sarà un cielo ugualmente bello, anzi, ne sono sicura.

lunedì, ottobre 09, 2006

vendemmia



Un appuntamento fisso dell'autunno: la vendemmia.
I suoi colori ed i suoi sapori sono sicuramente un privilegio per chi ha la fortuna di viverli e di sentirli sulla propria pelle. E abbandonarsi nel sole fiero di ottobre che riscalda ogni cosa.

sabato, ottobre 07, 2006

capitolo docici

Guido diceva "Ci dev'essere altra gente che ha voglia di vivere al di fuori di tutte le scelte obbligate, e se lo sogna ma non sa come arrivarci, e magari per frustazione entra in una setta religiosa o cerca disperatemente di diventare ricca o ci rinuncia o si ammazza. Mi fa impazzire pensare alle persone sensibili e piene di qualità che odiano il denaro e le industrie e le macchine e il potere, e perchè sono sole pensano di essere malate, si sforzano di adattarsi alla realtà e se ne fanno schiacciare. Dobbiamo solo trovare il modo di raggiungerle, mettere annunci sui giornali di tutto il mondo e parlarne con tutti i mezzi possibili, stabilire contatti."

Era un bel pò di tempo che non regalavo un libro a qualcuno e con il verbo regalare intendo quella voglia che ti nasce dentro e ti porta a sentire le tue braccia troppo corte e le parole troppo piccole, da chiedere aiuto ad un libro che ami e poterlo usare come un'ala per arrivare più vicino alla persona che ti fa nascere quella sensazione nell'anima. Qualche settimana fa ho regalato Due di due. Anche io a mia volta lo avevo ricevuto in dono. Riaprirlo e rileggerlo è stato un dono che nasceva per la seconda volta.

venerdì, ottobre 06, 2006

la vita è un pendolo che oscilla

Perchè in certi giorni mi sembra di toccare il cielo con un dito ed in altri sono cosi triste tanto da non riuscire a vederlo nemmeno quello stesso cielo? Forse oggi è solo nostalgia. O forse è lo scotto da pagare per sentire tutte le sensazioni possibili in tutte le possibili maniere.
Metti te stesso in tutto ciò che fai, poni quanto sei nel minimo che fai, diceva IL poeta.

mercoledì, ottobre 04, 2006

nuovo mondo


Se c'è un motivo particolare per cui amo l'autunno questo è il cinema, il poter ritornare nelle sale, magari con pochissima gente, con la luce dello schermo che illumina il buio. Il cinema è forse l'unico luogo in cui mi sento sempre a casa, anche se fisicamente mi trovo in un' altra città o in un altro paese. L'altra sera ho inaugurato la mia nuova stagione cinefila con un film che volevo assolutamente vedere prima possibile. Nuovo mondo di Emanuele Crialese. Me ne sono andata con Julian, il mio amico argentino (con tanto di cognome italiano) e con grande curiosità mi sono goduta il film. Chi mi conosce sa che l'emigrazione, in quanto argomento storico e linguistico, mi ha sempre affascinato un sacco. Il film parla appunto di emigrazione ed è abbastanza visionario, una delle caratteristiche che amo di più nel cinema, ma anche nella realtà che mi sta intorno e naturalmente nelle persone. E ancor di più nella poesia.
Siamo i sogni che facciamo, chi lo diceva Shakespeare?

martedì, ottobre 03, 2006

costellazione

Adoro l’autunno.
C’è qualcosa nell’aria che si posa leggera sulla mia anima e la riempie di pace e di malinconia.
Il cuore rallenta, la testa cammina….. potrei passeggiare per ore nel sole di autunno e non sentirmi mai stanca. Sentire insieme la grazia che mi unisce al mondo e attraverso di essa provare a fare della mia malinconia una gioia, arrivando a toccare con la mia mente coloro che sento dentro di me.

Io sono nato sotto il segno della costellazione d’autunno
e perciò amo i frutti e detesto i fiori
i baci che do li rimpiango uno per uno [..]

mio eterno autunno mia stagione mentale


costellazione

Apollinaire

Informazioni personali

La mia foto
Salerno, Italy
Não sou nada. Nunca serei nada. Não posso querer ser nada. à parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo/ Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler d'esser niente.a parte questo,ho in me tutti i sogni del mondo. [Fernando Pessoa]

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