Un anno fa verso quest'ora venivo in stazione a prenderti, come sempre trepidante sul binario quando riuscivo a trovare parcheggio e correre ad abbracciarti come fosse la scena di un film. Lo ricordo perchè era il mio onomastico ed il compleanno di Alberto. C'era anche Laura ed insieme andammo tutti e quattro a prendere un caffè. Mi sentivo cosi orgogliosa di presentarti a loro due che erano e sono due delle persone che voglio più bene al mondo, due di quegli amici che, come per i tuoi, si contano sulle dita di una mano. Poi andammo a mangiare una pizza, io e te e passammo la serata guardandoci e parlandoci, tu con quel sorriso stampato che non ti toglievi mai dalla faccia quando ti parlavo ed io con una grande emozione dentro che faceva a pugni con il mio passato per uscire interamente allo scoperto e darsi totalmente a te. Oggi sei da tutt'altra parte, in un posto dove a me non è dato entrare perchè non mi guardi più con quel sorriso ed anzi se forse mi avessi di fronte non mi daresti altro che indifferenza, per quanto mi possa sembrare assurdo. Qualche giorno fa, dopo otto mesi, ho finalmente trovato il coraggio di chiamarti e tu mi hai detto che la mia telefonata era inaspettata. Inaspettata, come avrei voluto che anche per me lo fosse! Oggi pensandoci, ancora non ci credo che ho avuto il coraggio di telefonarti e di chiedere di incontrarci. Tu non capisci perchè io voglia vederti e mi dici che tu non senti assolutamente l'esigenza di un incontro con me e che nei tuoi occhi leggerò il nulla. Sono disposta a leggerlo questo nulla pur di ritrovare anche solo per un attimo la tua figura, il tono della tua voce, le tue labbra, sfiorare il tuo odore, le tue mani e sono sicura... anche il tuo sorriso. E dentro di me urla la grande incomprensione che continua tra le nostre anime, perchè dopo averti sentito al telefono e parlato per ore penso sempre di più che tu mi parli di una persona che non sono io, che non hai capito i miei gesti, che tutto è stato frainteso ed interpretato nel modo sbagliato. Mi diresti che è il tuo modo e tanto basta per te. Avresti ragione, solo con la differenza che la persona di cui mi parli e contro cui scagli la tua indifferenza, te lo giuro, non sono io e non potrei mai esserlo.
ed è forte quello che ho dentro distante dalla mediocrità, ho inseguito il rumore assordante per non sentirla...
lunedì, marzo 26, 2012
domenica, marzo 04, 2012
martedì, febbraio 21, 2012
pomeriggi
Oggi, all'improvviso, mi ha preso una grande tristezza. Guardavo un film con Vincent Gallo ma non mi piaceva, mentre cercavo di organizzare un minimo di studio per i prossimi concorsi all'Università e preparare la lezione di italiano ai singalesi. Inizio giovedi ma è un inizio cosi vuoto senza di te, senza potertene parlare, senza poterlo condividere. Nei miei sogni ti vedo all'angolo di via Roma che vieni a prendermi, che mi aspetti nel tuo cappottino che io vedo verde e tu invece lavagna... anche se è una scena che non è mai successa ma in questo momento è il mio sogno più grande. Immagino mille cose di ogni tipo in questi ultimi tempi, in cui il desiderio di te diventa sempre più forte, come se qualcuno avesse capovolto me stessa ed il tempo e tutto scorre al contrario, i miei desideri, il mio corpo, i miei pensieri. Non faccio che chiedermi come invece scorri tu, se scorri o se soltanto stai cercando di uscire dalla tua gabbia di studio e tutto il resto lo hai messo da parte come se non ti appartenesse. Mi sento finalmente pronta a fare un qualcosa che ho rimandato da mesi ma questo non rende il compito più facile, anzi.... ma non posso più andare indietro nè avanti ed ho bisogno di abbracciarti per rinascere o per morire.
domenica, febbraio 12, 2012
Avanzate, ascoltate
Anime, avanzate
voltate le spalle al puro mondo
l'errore rende liberi
soltanto se libera e' la grazia di camminare verso le saline
e a piedi nudi non sentire il male
e guardare l'orizzonte
anime, avanzate
lasciate che vi accarezzino le ciglia dell'amore
ed i ricordi che bruciano in petto
e non dimenticate le parole degli occhi,
degli ultimi respiri e cominciate a respirare
e a illudermi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudermi e difendermi dalle pazzie degli uomini
anime, ascoltate
lasciate le menzogne agli uomini
e le poesie alle ombre come visioni colte con fatica
eliminate la speranza che serve solo a lamentare il limite
e a comprare i sogni
anime, avanzate
cogliete i fiori ed adornatevi
tingetevi le labbra così che possa riconoscervi
e sussurrate al vento il vero amore
che i figli possano abbracciare i padri
e tornare a vivere e a scegliere
e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di trovare posizione
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di tornare a navigare
e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
Paolo Benvegnù
voltate le spalle al puro mondo
l'errore rende liberi
soltanto se libera e' la grazia di camminare verso le saline
e a piedi nudi non sentire il male
e guardare l'orizzonte
anime, avanzate
lasciate che vi accarezzino le ciglia dell'amore
ed i ricordi che bruciano in petto
e non dimenticate le parole degli occhi,
degli ultimi respiri e cominciate a respirare
e a illudermi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudermi e difendermi dalle pazzie degli uomini
anime, ascoltate
lasciate le menzogne agli uomini
e le poesie alle ombre come visioni colte con fatica
eliminate la speranza che serve solo a lamentare il limite
e a comprare i sogni
anime, avanzate
cogliete i fiori ed adornatevi
tingetevi le labbra così che possa riconoscervi
e sussurrate al vento il vero amore
che i figli possano abbracciare i padri
e tornare a vivere e a scegliere
e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di trovare posizione
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di tornare a navigare
e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
Paolo Benvegnù
pioggia
Vorrei scriverti chilometri di poesie.
Inscenare uno spogliarello ridicolo solo per sentirti ridere e massacrarti di baci.
Inscenare uno spogliarello ridicolo solo per sentirti ridere e massacrarti di baci.
lunedì, febbraio 06, 2012
La stazione della città di N. .....un anno dopo.
La stazione
Il mio arrivo nella città di N.è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
Wislawa Szymborska
domenica, gennaio 08, 2012
domenica pomeriggio
Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire,andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna,il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.
GIOCONDA BELLI
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire,andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna,il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.
GIOCONDA BELLI
martedì, gennaio 03, 2012
"Impregnarti i capelli di tutte le parole trattenute, sospese nell'aria, nel tempo.."
Quando ti penso non mi figuro il tuo viso ma i tuoi capelli. I tuoi capelli e le tue labbra. Stanotte avevo caldo sotto le coperte ed ho iniziato a sudare e mi piaceva, era quasi doloroso ma riuscivo a sentire una sorte di piacere in quello sporcarsi della carne e dico carne e non dico pelle perchè pensavo a te. Il mio corpo senza di te è pelle ma il mio corpo insieme a te è carne, anche se non c'eri, anche se nel tuo letto tu non sudavi e non mi immmaginavi. E mi sono ricordata di quando giusto un anno fa ci abbracciavamo sotto lenzuola fradice come mai mi era capitato. Quella lenzuola fradice sono un ricordo che non va via e i numeri che ti dicevo mentre giocavo con le decine e poi dopo mille si perde il conto... cosi ti dicevo e chissà se ne te ne ricordi, ma sì che te ne ricordi. Quella notte non abbiamo fatto l'amore, tremavo e piangevo perchè il dolore di scoprire un nuovo corpo era più forte del piacere che pure mi suscitavi e a cui poi non ho potuto resistere a lungo, che poi non è che volessi resistere, avevo solo bisogno del mio tempo che tu mi hai dato, il tempo di conoscere le tue braccia, le tue gambe, la tua pancia, le tue spalle. Potrei ripetere a occhi chiusi il primo gesto con cui ti ho afferrato e la sorpresa e la magia di modellare quel mio gesto su di te. Quasi di nascosto ti ho baciato e tu forse non te l'aspettavi.. lo desideravi questo è certo. Non dimenticherò mai il momento in cui mi hai chiesto di baciarti ancora, come prima, ma con un bacio più lungo. Credo sia una delle cose più belle che mi abbiano detto nella mia vita. Ed io ho esaudito subito quel tuo desiderio che era anche il mio ed è da quel bacio credo che sia cominciato tutto.. le tue labbra sono state un'epifania, una rivelazione. Non ho mai baciato labbra più belle delle tue e non credo sarà cosi facile incontrarne altre altrettanto generose, prorompenti, così eleganti. Per questo quando ti penso non mi figuro il tuo viso ma le tue labbra cosi meravigliose immaginando le mie dita che ne disegnano i contorni ed immaginando mille altre cose. Le tue labbra ed i tuoi capelli. I tuoi capelli cosi forti e neri come la pece, i tuoi capelli a cui mi aggrappavo.. e quando lo facevo mi sembrava come se non potessi mai cadere perchè mi trasmettevano tanta forza. I tuoi capelli e le tue labbra che se avessi potuto avrei mangiato ogni giorno a colazione. Di notte quando non dormo metto il braccio dietro la testa come se tu fossi ancora accanto a me e mi preparassi ad accoglierti sul mio seno. Resto qui con il braccio piegato a tenermi il capo, devo pur trovare un equilibrio senza più i tuoi capelli a sorreggermi. Ed oggi il mio corpo è solo carne, la pelle è per chi non ti desidera ed io sto morendo dal desiderio di te.
lunedì, gennaio 02, 2012
scriverti
Scrivere, scriverti, ritrarti.
Impregnarti i capelli di tutte le parole trattenute,
sospese nell'aria, nel tempo, in quel ramo di cortés
carico di fiori gialli la cui bellezza mi fa rizzare i capelli
quando scendo sola per strada pensierosa.
Definire il mistero, il momento preciso della scoperta,
l'amore,
questa sensazione d'aria compressa dentro il corpo sinuoso,
l'esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.
Come posso ghermire l'illusione, stringerla tra le mani e
liberarla davanti a te come una colomba felice
che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente, come una carta assorbente,
perdendomi,
perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l'amore
con tutto il sonno, l'odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d'amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell'amore, bagnandoci con
l'amore che ci
soverchia.
l'esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.
Come posso ghermire l'illusione, stringerla tra le mani e
liberarla davanti a te come una colomba felice
che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente, come una carta assorbente,
perdendomi,
perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l'amore
con tutto il sonno, l'odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d'amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell'amore, bagnandoci con
l'amore che ci
soverchia.
Gioconda Belli
sabato, novembre 26, 2011
umanità sconsolante
Oggi Dublino è una città cosi triste o forse è solo lo specchio dei miei stati d’animo, però so che un cielo azzurro e il sole sulla pelle mi ridarebbero il sorriso e ritornerei blu o forse rosa come a tratti mi sono sentita in questo ultimo mese. Ho voglia di tornare a casa ma una parte di me ha voglia di rimanere in questa specie di limbo che mi ha avvolto in questi trenta giorni…. Quando si sta soli con se stessi ci si ricorda delle cose più scontate, ci si ricorda ad esempio quanto è difficile trovare persone a cui ci si sente affini e con cui davvero si ha voglia di parlare e di incontrarsi. Mi chiedo a volte se essere più banali aiuterebbe a vivere meglio, se ascoltare musica pop renderebbe più lineari, se conoscere la gente e pensare di scoparsela darebbe più senso alla propria vita nel momento in cui la si vive, senza per forza tendere ad un altrove, senza per forza tendere ad un senso alto, diverso da quello che ti offre la fugacità delle cose nel loro senso più negativo.
Perché la gente mi annoia? Perché rimango scandalizzata di fronte all’ignoranza delle persone e non concedo possibilità di appello? Perché mi do solo a chi mi entusiasma e mi arricchisce? In fondo a me piace cosi e so che non cambierei tutto questo, ma in questo mese, conoscendo tanta gente nuova mi sono ritrovata di fronte alle stesse domande di sempre e di fronte a certe domande anche le risposte si ripresentano più chiare, più forti e sfrontate ed io amo quelle risposte anche se ultimamente a volte mi feriscono perché sono piene di parole soffocate e legate a cui è stata negata la danza, ma le mie gambe sono il vero termometro del mio corpo e le sento ogni notte tremare ed agitarsi sotto la coltre di apparente calma che un giorno o l’altro verrà risucchiata di nuovo da questa energia inespressa ma piena di luce e di forza.
lunedì, novembre 21, 2011
last week in Dublin
Quando sono arrivata a Dublino avevo intenzione di restare sola con me stessa ed in massima parte sono riuscita nel mio intento. Ma qualcuno ultimamente mi ha definito una pink moon e non posso che ritrovarmi in quella definizione perché esprime bene la mia dualità, la mia parte scura, lunare appunto, e la mia parte rosa, quella solare, anche se il rosa è un colore che mi piace solo in alcuni momenti, ma mi piace da morire se penso al colore della pelle, la mia ma anche quella di qualcun altro. E soprattutto il rosa esprime la parte di me cosi delicata ed emozionale, quella che esplode all’improvviso quando il numero delle stelle nel mio cielo diventa cosi alto da oscurare la lucentezza della luna.
In questi giorni a Dublino sono molto rosa. Mi sento rosa, mi sento bella in questi giorni e questo mi succede ogni volta che mi sento libera. Mi chiedo se anche il cuore sente la sua libertà in questi momenti, anche se dentro la malinconia continua a scavare fino a che non arriva al fondo, se quel fondo si palesa. I vuoti dentro di me hanno forme varie e diverse, non sono semplici vuoti io credo, ma sono come il cratere di un vulcano solo in apparenza spento, come il Vesuvio se devo pensare a qualcosa a me caro. A quella sua sagoma cosi familiare, vista infinite volte viaggiando verso Napoli, quella curva cosi precisa nella mia mente, sempre lì, sempre pronta a ricordarti dove sei e chi sei. Chissà che rapporto hanno i napoletani con il loro vulcano, non credo sia lo stesso rapporto di quello che i catanesi hanno con l’Etna, no non credo. Eppure anche in loro il fuoco brucia, ne sono sicura, l’ho visto, l’ho sentito, l’ho toccato con mano e mi sono anche scottata per dirla tutta, ma porto le cicatrici come si potrebbe indossare un abito che ci piace un sacco e che ci fa sentire più belli.
Stasera a Dublino fa freddo, ma è un freddo pulito, un freddo direi sincero. Dal finestrone della cucina dell’ostello, da dove scrivo, vedo le vetrate di una chiesa le cui campane suonano proprio di fronte la finestra della mia stanza, all’ultimo piano. Sulle grandi vetrate una scritta recita: GLORIOSAE MATRI ET DECORI CARMELI. E’ strano leggere una frase che traduco all’impronta e che invece probabilmente la maggioranza degli irlandesi che ci passano di fronte non ne capiscano il significato. Dovrebbero essere un po’ più umili questi irlandesi e cominciare ad imparare le lingue. Io mi sento fortunata ad essere nata in Italia e non cambierei la mia madrelingua con nessuna al mondo.
Stamattina sono uscita per la mia solita passeggiata. Per andare nel mio solito negozio di dischi sono passata da Grafton street, piena di luci di Natale e strapiena di gente. E’ una via pedonale piena di negozi, per lo più con capi di abbigliamento a dir poco pacchiani ed orribili e non capisco se le ragazze irlandesi pensano sia carnevale quando la sera scendono a bersi litri e litri di alcool. Ci sono cose decisamente più belle a Dublino che restano quasi vuote!
L’Irish Museum of Modern Art è un colpo al cuore. Quando ieri me lo sono trovata davanti dopo aver camminato più di un'ora a piedi per raggiungerlo mi sono sentita catapultata in un altro luogo, mancavano solo gli immensi prati davanti e il rumore musicale delle risate. Poi ho aperto la mia guida e ho letto che la costruzione di quest’edificio si ispirava all’Hotel des Invalides di Parigi, dalla cui vista James Butler, vicerè di Carlo III, rimase molto colpito durante un suo viaggio in Francia e una volta tornato in Irlanda ne commissionò a William Robinson una versione dublinese. A volte vorrei non avere memoria.
Mi piacerebbe raccontare di tutte le persone che sto conoscendo qui. Di Juan che è cileno ma biondo come il sole ed ha un viso cosi pulito che a volte mi verrebbe voglia di abbracciarlo, di Arthur che è brasiliano e del Brasile ha quell’allegria pura e sincera, di Hector, di Pietro, di Carmine, di Daniel, dei pochi spagnoli simpatici che ho conosciuto, e di tutte le persone che ho incrociato. Ma sono quasi le otto di sera, la cucina si sta cominciando a riempire di gente ed è meglio che inizi a prepararmi qualcosa per non rimanere risucchiata dal vortice dei finti fornelli. E poi probabilmente tra poco arriva Juan, o Pietro, o Hector o Arthur e poi di sicuro si beve un bicchiere insieme.
Mi mancheranno.
venerdì, novembre 11, 2011
Dublino
Non avevo nessuna idea di questa città prima di arrivare qui, se non qualche commento negativo da parte di dublinesi che ho conosciuto nei miei mesi a La Coruna. Eppure l’ho preferita a Londra perché mi metteva meno paura. Se avessi potuto scegliere sarei andata a New York ma non potevo ed allora la cara vecchia Europa mi accoglie nuovamente, lontana da casa. Mentre scrivo rifletto sul fatto che questo è il posto più a nord in cui sono stata, ma è decisamente molto più accogliente e limpido di città molto più meridionali ma molto più feroci, Milano sopra tutte. Oggi fa molto freddo, credo il primo giorno veramente freddo da quando sono arrivata, oramai più di una settimana anche se mi sembra molto di più. Nel cinema come sempre ho trovato il mio rifugio prediletto, fin da subito, il bellissimo Irish Film Institute è a meno di dieci minuti a piedi da dove vivo e questo mi dà un senso di libertà e di pienezza come solo la sala cinematografica sa darmi in alcuni momenti della mia vita e questo è uno di quei momenti. Non so come mi sento. Mi godo una ritrovata solitudine che dentro di me associo ad una ritrovata libertà, un sorta di affrancamento da me stessa verso me stessa. Ma lo stare sola fa cadere anche certe barriere ed allora tutta la malinconia del corpo e della mente mi investono e quando non riesco a controllarla mi riportano a chi mi manca e a chi vorrei stringere con le mie braccia, al mio viso, alle mie labbra, ai miei occhi, alle mie mani, alle mie gambe, al mio ventre, al mio cuore. Qui dal mio letto, da dove scrivo, dalla mia minuscola stanzetta, si sentono i gabbiani al mattino. Oggi
passeggiando ne ho visti a decine sul fiume, volteggiavano nell’aria, garrendo, felici probabilmente mentre un signore sul ponte gettava in aria cibo per loro. Mi hanno sempre affascinata queste persone che danno da mangiare agli animali, che siano gatti, cani, piccioni o gabbiani. Li trovo migliori degli altri, più liberi da un certo punto di vista.
Qui in ostello ho una camera minuscola, un lettino con una piccola finestra ed un lavandino. Sono al quarto piano e vedo i tetti delle case ed il cielo ogni mattina. Se chiudo gli occhi posso immaginare di essere a rua dos restauradores. Mi piace questo senso spartano nelle cose come nei sentimenti. L’essenzialità, guardare solo a ciò che è veramente importante, senza orpelli, senza appendici, senza convenevoli e convenzioni. L’essenziale è invisibile agli occhi diceva saggiamente la volpe.
Non ho fatto amicizia con nessuno negli spazi comuni e non credo i miei contatti sociali aumenteranno da qui a un mese. A volte mi spaventa questa mia doppia anima, cosi scura e
lucente insieme. Sono cosi poche le persone che trovo interessanti , ma so anche che intorno a me ce ne sono molte di più di quel che io pensi, però io credo nella naturalezza e nelle sensazioni e non conosco altre strade per arrivare nei luoghi segreti dell’anima.
Dublino mi sembra una città in cui varrebbe la pena di vivere per qualche tempo, conoscendo anime simili con cui dividere questo cielo spesso azzurro e sempre gonfio di pioggia. Ma poi tornare al sole, tornare al mare, tornare alla propria lingua e ai propri colori, credere ancora, crederci, stringere ciò che si ha di più caro e non dimenticarne mai l’importanza ed il valore.
passeggiando ne ho visti a decine sul fiume, volteggiavano nell’aria, garrendo, felici probabilmente mentre un signore sul ponte gettava in aria cibo per loro. Mi hanno sempre affascinata queste persone che danno da mangiare agli animali, che siano gatti, cani, piccioni o gabbiani. Li trovo migliori degli altri, più liberi da un certo punto di vista.
Qui in ostello ho una camera minuscola, un lettino con una piccola finestra ed un lavandino. Sono al quarto piano e vedo i tetti delle case ed il cielo ogni mattina. Se chiudo gli occhi posso immaginare di essere a rua dos restauradores. Mi piace questo senso spartano nelle cose come nei sentimenti. L’essenzialità, guardare solo a ciò che è veramente importante, senza orpelli, senza appendici, senza convenevoli e convenzioni. L’essenziale è invisibile agli occhi diceva saggiamente la volpe.
Non ho fatto amicizia con nessuno negli spazi comuni e non credo i miei contatti sociali aumenteranno da qui a un mese. A volte mi spaventa questa mia doppia anima, cosi scura e
lucente insieme. Sono cosi poche le persone che trovo interessanti , ma so anche che intorno a me ce ne sono molte di più di quel che io pensi, però io credo nella naturalezza e nelle sensazioni e non conosco altre strade per arrivare nei luoghi segreti dell’anima.
Dublino mi sembra una città in cui varrebbe la pena di vivere per qualche tempo, conoscendo anime simili con cui dividere questo cielo spesso azzurro e sempre gonfio di pioggia. Ma poi tornare al sole, tornare al mare, tornare alla propria lingua e ai propri colori, credere ancora, crederci, stringere ciò che si ha di più caro e non dimenticarne mai l’importanza ed il valore.
sabato, ottobre 22, 2011
venerdì, ottobre 21, 2011
si sta come d'autunno
Le prime piogge dell'autunno iniziano a farmi sentire freddo. Il sole riscalda ancora ed è cosi piacevole andarsene in giro in macchina durante le ore della tarda mattinata o del primo pomeriggio, è una cosa che mi è sempre piaciuta un sacco, quel calduccio che scalda la macchina, il finestrino mezzo aperto e la musica che riempie l'aria. Ci sono piccole gioie che si ripetono ed è cosi bello riscoprirle ogni volta, come un qualcosa che ti appartiene e di cui non sapresti fare a meno, come il rosa dei ciliegi, il bianco degli aranci e dei peri in fiore nel mese di marzo, il giallo delle mimose, il tramonto dietro le montagne sul golfo e quella curva cosi armonica nel suo zigzag delle montagne della costiera all'imbrunire. Dell'autunno amo il sole discreto ma ancora cosi penetrante, le tazze di tè del pomeriggio e il ritornare nelle sale cinematografiche. Ma ungarettianamente l'autunno aumenta la mia fragilità e sono anch'io una foglia aggrappata ad un albero e temo le folate di vento ma ogni mattina scopro la mia pelle e la dono al sole come stamattina ho donato il mio cuore e resto in attesa che tu lo riceva e che sappia leggere tutte le parole che non ti ho scritto.
domenica, ottobre 16, 2011
i miei piani per il sabato sera
Ho visto due film di quasi due ore ciascuno stasera ma non ho ancora sonno. Che strano, a quest'ora normalmente dormo già da un pezzo, ma stasera no. Il prurito alle caviglie e ai piedi mi è ripreso e comincio a non sopportarlo più e l'acqua che mi ci metto sopra dopo aver grattato la pelle inizia a non lenire nemmeno più il bruciore. In questa settimana che sta per arrivare devo decidere se mandare o meno un pò del mio cuore in una busta e non è una decisione facile. Ci rifletterò ancora un pò anche se in cuor mio conosco già la risposta. Stasera mi sono ricordata che Claudia ha un blog e sono andata a ricercarlo sulla rete, un blog da un nome splendido che mi era sempre piaciuto. Giardini pensili. Non credo che lei sia mai stata a Babilonia, del resto quei giardini non esistono più da un pezzo, ma credo che il riferimento ad una delle sette meraviglie del mondo non sia casuale. In Claudia ritrovo quella maniera di pensare cosi incredibilmente leggera e allo stesso tempo cosi incredibilmente profonda. Non ci conosciamo bene e ci saremmo viste si e no una decine di volte nella nostra vita, (ho un flash back mentre scrivo, di lei che qualche anno fa mi chiama mentre io ero alla coop a Pastena a fare la spesa, e mi chiede di andare a Napoli ad un concerto insieme, senza sapere nemmeno che musica ascoltassi ma in qualche modo convinta che il concerto mi interessasse di sicuro) ma ci sono luoghi dove sappiamo incontrarci, luoghi sconosciuti anche a noi stesse probabilmente. Ora lei è in Olanda a fare ricerca. Una filosofa ha molto da cercare, forse ancor più di chi cerca ogni giorno. Ti immagino con la tua bicicletta che ogni giorno percorri i quattro chilometri che dal Belgio ti separano dall'Olanda. Le case in Belgio sono più economiche e a vivere sul confine ci sono anche dei lati positivi. La prossima volta andremo di nuovo al trianon insieme e parleremo ancora del nostro amore per Napoli, farai ancora cadere il muro di omertà su questo tuo grande amore perchè Salerno dovrebbe solo impallidire di fronte a certe cose. Mi hai lasciato di fronte a una tazza di caffè dicendomi "so che fai ottime selezioni" e non mi hai baciato quando ti ho dato il cd. Mi è piaciuto molto. Odio la gente che mi bacia quando faccio un regalo e difatti le persone a cui li faccio sono scelte perchè non mi baciano quasi mai. I baci sono cosi preziosi... i miei poi credo siano ancora più preziosi di altri perchè non si mostrano quasi mai e aspettano la carne per donarsi e labbra meravigliose in cui perdersi e con cui poter parlare senza parole, almeno per un pò.
giovedì, ottobre 13, 2011
Tu e Ingmar Bergman
"Credi che non ti capisca? Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento, tu vuoi essere, non sembrare di essere, essere in ogni istante cosciente di te e vigile e nello stesso tempo ti rendi conto dell'abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per te stessa..provoca quasi un senso di vertigine il timore di vedersi scoperta vero? Di vedersi messa a nudo, smascherata, riportata ai suoi giusti limiti...."
Non mi hai mai detto che Bergman ti conoscesse, l'ho scoperto stasera, riguardando una scena di Persona. Impressionante come certe parole si possano cucire addosso ad un'altra di persona, che ovviamente non è la protagonista del film in questione.
Cosciente e vigile....
Il mio cuore è fuori moda in questo tuo sogno disperato.
Il mio cuore è straripante di semplicità e prati fioriti su cui poter correre e poter sentirne l'odore fino ad ubriacarsi di felicità.
Non mi hai mai detto che Bergman ti conoscesse, l'ho scoperto stasera, riguardando una scena di Persona. Impressionante come certe parole si possano cucire addosso ad un'altra di persona, che ovviamente non è la protagonista del film in questione.
Cosciente e vigile....
Il mio cuore è fuori moda in questo tuo sogno disperato.
Il mio cuore è straripante di semplicità e prati fioriti su cui poter correre e poter sentirne l'odore fino ad ubriacarsi di felicità.
lunedì, ottobre 10, 2011
la tua bocca
Ieri ti ho baciato sulle labbra. Ti ho baciato sulle labbra.
Intense, rosse. Un bacio così corto durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
Il tempo dopo averti baciato
non valeva più nulla ormai, a nulla era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.
Oggi sto baciando un bacio; sono solo con le mie labbra.
Le poso non sulla bocca, no, non più - dov'è fuggita? -
Le poso sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite dal bacio che hanno baciato.
E dura questo bacio più del silenzio, della luce
Perchè io non bacio ora nè una carne nè una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No.
Ti sto baciando più lontano.
"La voce a te dovuta"
Pedro Salinas
Intense, rosse. Un bacio così corto durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
Il tempo dopo averti baciato
non valeva più nulla ormai, a nulla era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.
Oggi sto baciando un bacio; sono solo con le mie labbra.
Le poso non sulla bocca, no, non più - dov'è fuggita? -
Le poso sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite dal bacio che hanno baciato.
E dura questo bacio più del silenzio, della luce
Perchè io non bacio ora nè una carne nè una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No.
Ti sto baciando più lontano.
"La voce a te dovuta"
Pedro Salinas
sabato, ottobre 08, 2011
citazione
E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.
David Grossman
David Grossman
martedì, ottobre 04, 2011
meno uno!
Domani hai il tuo penultimo esame. Ti immagino davanti ai dipinti a ricordare i nomi dei pittori e tutto il resto. Ti immagino alla tua scrivania, il portacenere sulla sinistra e la tastiera del computer sulla destra. O forse sei a letto perchè ti fa male la schiena e studi con il libro sulle gambe. Vorrei chiamarti per dirti in bocca al lupo! Per dirti che tutto andrà bene e che riceverai i soliti complimenti per il tuo italiano. Ricordo ancora con una grande emozione Febbraio e il tour de force dei due esami in un giorno solo. Che bello dividere le emozioni, che bello condividere la paura prima e la gioia dopo. Vorrei chiamarti per dirti che domani mattina ti penserò, ma non lo farò. Vorrei svegliarmi domani, prendere il treno, venire finalmente nella tua bellissima università, cercare la tua aula d'esame, correrti incontro e abbracciarti, aggrapparmi ai tuoi capelli e portarti per mano tra la gente e festeggiare insieme la tua ritrovata piccola libertà... ma questi sono solo desideri ed i desideri non hanno voce ma solo occhi.
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- Não sou nada. Nunca serei nada. Não posso querer ser nada. à parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo/ Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler d'esser niente.a parte questo,ho in me tutti i sogni del mondo. [Fernando Pessoa]
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