domenica, marzo 04, 2012

E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare. ]Anais Nin[


martedì, febbraio 21, 2012

pomeriggi

Oggi, all'improvviso, mi ha preso una grande tristezza. Guardavo un film con Vincent Gallo ma non mi piaceva, mentre cercavo di organizzare un minimo di studio per i prossimi concorsi all'Università e preparare la lezione di italiano ai singalesi. Inizio giovedi ma è un inizio cosi vuoto senza di te, senza potertene parlare, senza poterlo condividere. Nei miei sogni ti vedo all'angolo di via Roma che vieni a prendermi, che mi aspetti nel tuo cappottino che io vedo verde e tu invece lavagna... anche se è una scena che non è mai successa ma in questo momento è il mio sogno più grande. Immagino mille cose di ogni tipo in questi ultimi tempi, in cui il desiderio di te diventa sempre più forte, come se qualcuno avesse capovolto me stessa ed il tempo e tutto scorre al contrario, i miei desideri, il mio corpo, i miei pensieri. Non faccio che chiedermi come invece scorri tu, se scorri o se soltanto stai cercando di uscire dalla tua gabbia di studio e tutto il resto lo hai messo da parte come se non ti appartenesse. Mi sento finalmente pronta a fare un qualcosa che ho rimandato da mesi ma questo non rende il compito più facile, anzi.... ma non posso più andare indietro nè avanti ed ho bisogno di abbracciarti per rinascere o per morire.

domenica, febbraio 12, 2012

Avanzate, ascoltate

Anime, avanzate 
voltate le spalle al puro mondo 
l'errore rende liberi 
soltanto se libera e' la grazia di camminare verso le saline
e a piedi nudi non sentire il male 
e guardare l'orizzonte  

anime, avanzate
lasciate che vi accarezzino le ciglia dell'amore 
ed i ricordi che bruciano in petto 
e non dimenticate le parole degli occhi, 
degli ultimi respiri e cominciate a respirare  
e a illudermi di apprendere la verita' dagli uomini
e a illudermi e difendermi dalle pazzie degli uomini  

anime, ascoltate 
lasciate le menzogne agli uomini 
e le poesie alle ombre come visioni colte con fatica 
eliminate la speranza che serve solo a lamentare il limite 
e a comprare i sogni  

anime, avanzate 
cogliete i fiori ed adornatevi 
tingetevi le labbra così che possa riconoscervi 
e sussurrate al vento il vero amore 
che i figli possano abbracciare i padri 
e tornare a vivere e a scegliere  
e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini 
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini  

navi senza vento nell'oceano senza fine 
chiedono alle stelle di trovare posizione 
navi senza vento nell'oceano senza fine 
chiedono alle stelle di tornare a navigare  

e a illudersi di apprendere la verita' dagli uomini 
e a illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini

Paolo Benvegnù

cercandoTI


pioggia

Vorrei scriverti chilometri di poesie. 
Inscenare uno spogliarello ridicolo solo per sentirti ridere e massacrarti di baci.

lunedì, febbraio 06, 2012

La stazione della città di N. .....un anno dopo.

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito

con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire

all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.

E' scesa molta gente.

L'assenza della mia persona

si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito

frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro

qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati

un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.

ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.

I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino

l'incontro fissato.

Fuori dalla portata

della nostra presenza.

Nel paradiso perduto

della probabilità.

Altrove.

Altrove.
Come risuonano queste piccole parole. 


Wislawa Szymborska

domenica, gennaio 08, 2012

domenica pomeriggio

Sempre questa sensazione di inquietudine

Di attesa d’altro.

Oggi sono le farfalle e domani sarà la

tristezza inspiegabile,

la noia o l’ansia sfrenata

di rassettare questa o quella stanza,

di cucire,andare qua e là a fare commissioni,

e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,

creare la mia felicità con

ingredienti da ricetta di cucina,

succhiandomi le dita di tanto in tanto,

di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,

che sono un barile senza fondo,

sapendo che “non mi adeguerò mai”,

ma cercando assurdamente di adeguarmi

mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,

si dilatano come pori infiniti

in cui si annida una donna che avrebbe

voluto essere

uccello, mare, stella,

ventre profondo che dà alla luce Universi

splendenti stelle nove…

e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,

bianchi bioccoli di cotone,

raffiche di poesie che mi colpiscono

tutto il giorno e

mi fanno desiderare di gonfiarmi come un

pallone per contenere

il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare

ovunque, vivendo mille e una vita differente…

Ma devo ricordarmi che sono qui e che

Continuerò

ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,

a cucirmi un vestito di sole,

di luna,il vestito verde color del tempo

con il quale ho sognato di vivere

un giorno su Venere.

GIOCONDA BELLI

martedì, gennaio 03, 2012

"Impregnarti i capelli di tutte le parole trattenute, sospese nell'aria, nel tempo.."

Quando ti penso non mi figuro il tuo viso ma i tuoi capelli. I tuoi capelli e le tue labbra. Stanotte avevo caldo sotto le coperte ed ho iniziato a sudare e mi piaceva, era quasi doloroso ma riuscivo a sentire una sorte di piacere in quello sporcarsi della carne e dico carne e non dico pelle perchè pensavo a te. Il mio corpo senza di te è pelle ma il mio corpo insieme a te è carne, anche se non c'eri, anche se nel tuo letto tu non sudavi e non mi immmaginavi. E mi sono ricordata di quando giusto un anno fa ci abbracciavamo sotto lenzuola fradice come mai mi era capitato. Quella lenzuola fradice sono un ricordo che non va via e i numeri che ti dicevo mentre giocavo con le decine e poi dopo mille si perde il conto... cosi ti dicevo e chissà se ne te ne ricordi, ma sì che te ne ricordi. Quella notte non abbiamo fatto l'amore, tremavo e piangevo perchè il dolore di scoprire un nuovo corpo era più forte del piacere che pure mi suscitavi e a cui poi non ho potuto resistere a lungo, che poi non è che volessi resistere, avevo solo bisogno del mio tempo che tu mi hai dato, il tempo di conoscere le tue braccia, le tue gambe, la tua pancia, le tue spalle. Potrei ripetere a occhi chiusi il primo gesto con cui ti ho afferrato e la sorpresa e la magia di modellare quel mio gesto su di te. Quasi di nascosto ti ho baciato e tu forse non te l'aspettavi.. lo desideravi questo è certo. Non dimenticherò mai il momento in cui mi hai chiesto di baciarti ancora, come prima, ma con un bacio più lungo. Credo sia una delle cose più belle che mi abbiano detto nella mia vita. Ed io ho esaudito subito quel tuo desiderio che era anche il mio ed è da quel bacio credo  che sia cominciato tutto.. le tue labbra sono state un'epifania, una rivelazione. Non ho mai baciato labbra più belle delle tue e non credo sarà cosi facile incontrarne altre altrettanto generose, prorompenti, così eleganti. Per questo quando ti penso non mi figuro il tuo viso ma le tue labbra cosi meravigliose immaginando le mie dita che ne disegnano i contorni ed immaginando mille altre cose. Le tue labbra ed i tuoi capelli. I tuoi capelli cosi forti e neri come la pece, i tuoi capelli a cui mi aggrappavo.. e quando lo facevo mi sembrava come se non potessi mai cadere perchè mi trasmettevano tanta forza. I tuoi capelli e le tue labbra che se avessi potuto avrei mangiato ogni giorno a colazione. Di notte quando non dormo metto il braccio dietro la testa come se tu fossi ancora accanto a me e mi preparassi ad accoglierti sul mio seno. Resto qui con il braccio piegato a tenermi il capo, devo pur trovare un equilibrio senza più i tuoi capelli a sorreggermi. Ed oggi il mio corpo è solo carne, la pelle è per chi non ti desidera ed io sto morendo dal desiderio di te.

lunedì, gennaio 02, 2012

scriverti

Scrivere, scriverti, ritrarti. 
Impregnarti i capelli di tutte le parole trattenute, 
sospese nell'aria, nel tempo, in quel ramo di cortés 
carico di fiori gialli la cui bellezza mi fa rizzare i capelli 
quando scendo sola per strada pensierosa. 
Definire il mistero, il momento preciso della scoperta, 
l'amore, 
questa sensazione d'aria compressa dentro il corpo sinuoso,
l'esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.

Come posso ghermire l'illusione, stringerla tra le mani e
liberarla davanti a te come una colomba felice
che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente, come una carta assorbente,
perdendomi,
perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l'amore
con tutto il sonno, l'odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d'amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell'amore, bagnandoci con
l'amore che ci
soverchia

Gioconda Belli

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