mercoledì, novembre 29, 2006

lunedì, novembre 27, 2006

appunti in viaggio (verso sud)

lasciando Torino 22/11/06

C’è un incendio alla fine di questa pianura che guardo dal treno. Se chiudo gli occhi riesco a vedere il sole che affonda nel mare, ma non posso chiudere gli occhi, non me lo posso permettere ed allora mi chiedo dove va a finire tutto quel rosso, ma una risposta non ce l’ho. Quanto tempo che non vedevo un tramonto. D’estate potrei passare ogni sera a guardarlo e non tanto per una questione di bellezza (in fondo la luce lascia pur sempre il posto al buio), ma di grazia. I tramonti d’estate , nella mia parte di mondo, sono pieni di grazia e di promesse d’amore per le notti pieni di stelle. Ma d’inverno i tramonti sono tristi, io non riesco a trovarci grazia, né promesse, né bellezza. Guardo scorrere il nordovest dal finestrino e ad ogni stazione mi assale un ricordo, ogni nome di città mi evoca un suono, un viso, un odore e un colore. Penso che i miei piedi hanno calpestato i suoli di tutti questi posti e mi sembra bellissimo e allo stesso tempo pazzesco…
Questo incendio in fondo alla pianura mi arriva fino in fondo all’anima e resto con il mio sguardo fisso, quasi imbambolato, sul paesaggio cosi piatto.. con una musica nelle orecchie, un libro di poesie aperto tra le mani, una matita tra le dita e il cuore in viaggio, altrove.

Bologna 24/11/06

Seduta al tavolino di un bar, nella stazione di Bologna, leggo poesie della Szymborska.
Voglio chiedere a Javi di leggermele in polacco, anche se non ci capisco niente. Voglio sentire il suono della sua lingua. Montale in italiano è un re, in altre lingue solamente un principe.
Ma questo è l’eterno dilemma delle lingue e non c’è via d’uscita, dovrò rassegnarmi prima o poi.
Mentre leggo, mi arriva un messaggio da Stoccolma e per dargli modo di arrivare devo cancellare il messaggio da Colonia. E appena ho il cellulare tra le mani non resisto alla tentazione di mandare un segno verso Cracovia, forse perché sto leggendo la Szymborska, forse perché sono a Bologna o forse perché sono malinconica. Questi incroci di città e di paesi mi fanno perdere un po’ l’equilibrio, eppure non sono mai stata in nessuna di esse. A Cracovia, a Stoccolma, a Colonia, no, non ci sono mai stata. Ci andrò? Chissà, chi può dirlo, in fondo non importa. Per viaggiare basta esistere. Ma è solo viaggiando che a volte raggiungiamo l’esistenza. A volte mi sembra come se l’eccessivo contatto con la gente mi facesse perdere di vista me stessa ed altre volte l’eccessivo contatto mi dà la sensazione esattamente opposta. Non c’è via di mezzo o forse sono io che non la conosco. So però che non mi importa trovarla, perché di una cosa sono sicura, non riesco a riconoscermi nel mezzo, sono nata per una condizione di alternanza. L’equilibrio, io lo trovo nelle sfumature.

salutando la Toscana dal finestrino 25/11/06

In viaggio verso casa, finalmente. Un mese esatto di peregrinazioni non è tutto rose e fiori e dopo un po’ hai bisogno della tua terra e dei tuoi affetti più profondi e più veri. E della tua lingua.
In questo treno diretto a Reggio Calabria finalmente riesco a riascoltarla. Non importa se sia calabrese, siciliano, lucano o campano, è la lingua del sud ed è comunque la mia, è comunque colore e calore. E ha i colori della mia anima e della mia mente, le sfumature della mia intelligenza e del mio carattere, delle mie attitudini verso la vita e verso le persone. Intanto dovrei studiare. Per fortuna anche questo master sta finendo. Ma il numero 64 di Pulp mi invita come quando un amico che non vedi da molto ti incontra casualmente per strada e vuole offrirti un caffè. La differenza è che ora nelle orecchie ho una delle più belle musiche che mi è capitato di ascoltare negli ultimi tempi.

Quasi a Roma.

Mio adorato sud sto tornando. E scusa se ti cito.

domenica, novembre 26, 2006

com'è facile piangere

Ho fatto finta di pensarti come ad una conchiglia ancora chiusa, inviolata dai capricci del mare e poi ho pregato gli dei che non esistono di strapparti ai rimedi che fingi di attuare per incastrare insieme le frasi di una canzone senza note in cui dici che non ci sarebbero state stelle in cielo quella notte perchè Dio le avrebbe conservate per una notte migliore...ho pensato a quanto sarebbe stato bello avere avuto un cane da portare fuori a pisciare...

Non so niente ma so che col vento cadono le foglie...lo so...

e poi mentre andavo al lavoro a far finta di essere di buon umore un vecchio mi tampona e io ho fatto finta di sentire dolore...all'ospedale un dottore ha fatto finta di non capire ma per non rischiare ha fatto finta di volermi guarire...tanto c'era l'assicurazione...e io ho fatto finta di cercare ancora una volta una persona viva tra le macerie di un palazzo che non è mai crollato...

Non so niente ma so che col tempo cadono anche le stelle...lo so...

sono tornato e ho fatto finta di riordinare casa sistemando a caso le cose quasi come se fosse davvero la mia casa...e non immagini la pena di trovare il tuo cuore-aquilone impigliato tra i rami di un albero spoglio che spera ancora in un soffio di vento...io non sono la stella cadente che si ferma a guardarti precipitare nel vuoto,ma continuo a pensarti come una conchiglia ancora chiusa...inviolata dai capricci del mare...

una donna e la sua semplicità - marta sui tubi

mercoledì, novembre 22, 2006

partenza

Che insostenibile chiaroscuro,
mutevole concetto di ogni giorno,
parola d'ordine che dice: non vengo
e ti lascio morire poco a poco.

Perchè questa lentezza del caos?
Perchè il verbo non mi avvicina?
Perchè non mangio i frammenti di ieri
come se fosse un futuro d'amore?

Alda Merini

martedì, novembre 21, 2006

il mare a Torino

Ieri pomeriggio, mentre camminavo per Torino, ho avuto come l'impressione di vedere il mare. Sentivo la sua presenza alla fine di una lunga strada che dava su un cielo aperto. Ero persa nei miei pensieri e non ricordavo nemmeno dove fossi. Poi ho come aperto gli occhi sulla realtà ed ho capito che era veramente giunto il momento di tornare a casa. Domani lascio Torino: Parma, Bologna, Firenze e poi un treno che mi riporta a me.

un fiore ha forse bellezza?

Às vezes, em dias de luz perfeita e exacta,
Em que as coisas têm toda a realidade que podem ter,
Pergunto a mim próprio devagar
Porque sequer atribuo eu
Beleza às coisas.

Uma flor acaso tem beleza?
Tem beleza acaso um fruto?
Não: têm cor e forma
E existência apenas.
A beleza é o nome de qualquer coisa que não existe
Que eu dou às coisas em troca do agrado que me dão.
Não significa nada.
Então porque digo eu das coisas: são belas?

Sim, mesmo a mim, que vivo só de viver,
Invisíveis, vêm ter comigo as mentiras dos homens
Perante as coisas,
Perante as coisas que simplesmente existem.

Que difícil ser próprio e não ser senão o visível!

Alberto Caeiro

lunedì, novembre 20, 2006

vita torinese


Sabato pomeriggio ho abbandonato per qualche ora la mia condizione di oblio e mi sono affacciata alla vita torinese. Le foto fermano i due momenti più significativi della giornata. Naturalmente, solo uno dei due mi ha profondamente esaltato. Nella prossima vita voglio rinascere nell'antico Egitto. E possibilmente voglio rinascere gatto...

domenica, novembre 19, 2006

licantropia

Algures os sonhos são verdade.

Existe um lago abandonado
p'ra nós dois, à luz da lua,
como nenhum p'ra nós fadado.

Lá se abre a negra, branca vela
às brisas vagas, pressentidas,
p'ra levar a nossa vida-sono
até onde as águas reunidas

onde bosques ignotos cumprem
na costa, escura de arvoredo,
o voto do lago, de ser mais,
e tornam o sonho completo.

Lá nos esconderemos e
ao luar, de tudo despojados
e vazios, sentiremos que
de algo musical fomos forjados.

sabato, novembre 18, 2006

pioggia

E' mezzanotte.
A Torino stasera piove. Sento le ruote delle macchine passare sull'asfalto bagnato. Quanto tempo che non guido, quasi un mese.

Ascolto musica, anche io, ma non sono assente.

E ora ho voglia di ritornare a casa, alla mia realtà, alla mia verità.
Ho voglia di prendere in braccio il mio gatto e di sentirgli fare le fusa ai miei piedi prima di addormentarmi. Ho voglia del mio mare, del pezzetto di cielo azzurro che si vede dal mio balcone e di quello infinito quando la mattina salgo sulla mia bici per andare in accademia. Ho persino voglia di ricominciare a lavorare e della pausa caffè delle undici. Ho voglia di imparare seriamente il portoghese e di non sentire limiti a quei pensieri che penso nella stessa lingua.
Ho voglia di birra rossa, di amaro del capo e delle serate sempre uguali, nella stessa piazza e con la stessa gente.

Vorrei che le persone a cui ho voluto bene e a cui ancora ne voglio non si nascondino più quando hanno paura, ma che siano limpide come un giorno di sole nel mezzo dell'estate.

Vorrei che esistesse la libertà.

venerdì, novembre 17, 2006

giovedì, novembre 16, 2006

pensiero della notte

Quase anonima sorris
e o sol doura o teu cabelo.

Por que è que
pra ser feliz
è preciso não sabe-lo?

[Fernando Pessoa]

martedì, novembre 14, 2006

è tornato

Leave me out with the waste This is not what i do It's the wrong kind of place To be thinking of you It's the wrong time For somebody new It's a small crime And i've got no exuse Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright? If u dont shoot it how am i supposed to hold it Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright Is that alright with u? Leave me out with the waste This is not what i do It's the wrong kind of place To be cheating on you It's the wrong time but she's pulling me through It's a small crime And I've got no exuse Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright? If u dont shoot it how am i supposed to hold it Is that alright? Give my gun away when it's loaded Is that alright Is that alright with u? Is that alright? Is that alright? Is that alright with u? Is that alright? Is that alright? Is that alright with u? No...

9 crimes
Damien Rice

il coraggio al potere









www.sdsm.it

lunedì, novembre 13, 2006

millimetri

I millimetri: quale impressione di meraviglia e di coraggio mi provoca la loro esistenza, gli uni accanto agli altri così ravvicinati in un metro. A volte soffro e godo per queste cose. E ne sono goffamente orgoglioso. Sono una lastra fotografica impressionabile all'infinito. Ogni dettaglio si stampa mostruosamente dentro di me in un tutto. Mi occupo unicamente di me stesso. Il mondo esteriore è per me una mera sensazione. Non mi dimentico mai del mio sentire.
183, LI

...perchè credo davvero che i particolari facciano la differenza e che i colori abbiano vita solo attraverso le sfumature. E nella mia testa ora c'è un arcobaleno di meraviglia. Voglio restare a guardarlo, a respirarlo.

E tudo o que tenho nao maos é um arco-iris e uma flor.

frammenti di viaggio[pt3]



frammenti di viaggio[pt2]







frammenti di viaggio [pt1]






sabato, novembre 11, 2006

sabato torinese

Torno ora da un giro per il centro. Stanotte non ho dormito molto bene e quando mi sento inquieta ho bisogno di camminare anche se non ho una meta. Anzi, a pensarci bene la maggior parte delle volte non ho meta e il camminare in quei casi è sempre una sorta di rito catartico. Ma oggi non so se ha avuto l'effetto sperato. Forse sarà stata colpa di quest'aria cosi nordica e in cui non riesco proprio a rispecchiarmi, in nessun momento e in nessun angolo della città, ma non solo di questa. Ripensavo alla sensazione di estraneità che ho provato viaggiando in aereo da Lisbona a Milano. E' pazzesco a pensarci, ma mi sono sentita molto più a casa mia a Barcellona, a Coimbra, a Lisbona che in questa parte d'Italia. Però per fortuna c'è sempre qualcuno che in questa parte d'Italia ci è nato e che mi fa sentire a casa, soprattutto quando mi sveglia alle nove di mattina ordinandomi di collegarmi a skype per parlare un poco e poi già lo so che quel poco diventa due ore e più. Giulia poi quando in primavera (inoltrata!) vengo in Cermania me la fai una lezione sulla pratica della raccomandazione? Dai, fallo per la nostra amicizia decennale ;)

Oggi, cercando di allontanare pensieri tristi, mi sono venute alla mente tutte le persone che non vedo da troppo e che vorrei tanto rivedere un pò... qualcuna non la vedo da mesi, altre addirittura da anni.. qualcuna non voglio rivederla mai più e altre vivono come sdoppiate nel mio cuore e queste ultime sono sicuramente quelle a cui penso coi sentimenti più contrastanti... certe volte ci penso, non potevo essere diversa? Non potevo avere il privilegio di non sentire e di non pensare? Non c'è niente da fare... ho sbagliato il metodo di fuga...

Intanto continuo ad ascoltare Nua. La dolcezza di certe canzoni mi culla come niente riesce a fare e dolcemente mi fa sentire tutto quello che si agita dentro di me, perchè se solo lo voglio riesco a pensare a un sacco di cose belle, perchè in fondo le emozioni sono sempre un privilegio e non voglio offendere la bellezza. E un sorriso pieno di luce e di purezza non può perdere la sua importanza, comunque.

Os Colombos

Outros haverão de ter
O que houvermos de perder.
Outros poderão achar
O que, no nosso encontrar,
Foi achado, ou não achado,
Segundo o destino dado.
Mas o que a eles não toca
É a Magia que evoca
O Longe e faz dele história.
E por isso a sua glória
É justa auréola dada
Por uma luz emprestada.


Fernando Pessoa

una settimana fa

E' venerdi sera.
Penso a dove ero una settimana fa e vorrei essere ancora lì.
Buona samba e buona notte a chi ora sta ballando e a chi lo fa solamente con il cuore, come me.

Valeu a pena? Tudo vale a pena
se a alma nao è pequena.

giovedì, novembre 09, 2006

atè breve!

Lisbona 7.11.06 [pensieri in movimento]

Oggi è il mio compleanno.
Sono a Lisbona, in aereoporto e guardo per l'ultima volta questo cielo portoghese. Di sicuro lo rivedrò, ma davvero non so quando.
O céu.
Mi piacerebbe vederlo quello del Brasile. Mi dici che è più grande e infinito, ma io credo che sia anche più lucente. Deve esserci una spiegazione alla maggiore quantità di luce che trovo nel tuo viso, nel tuo sguardo e nei tuoi occhi, sempre accesi, anche quando per un attimo sembrano scomparire e andare chissà dove. Si, credo che la spiegazione possa trovarsi nella natureza che vive in Brasile e di cui i suoi abitanti si nutrono, perchè non riesco a trovare altra logica a tutta l'abbondanza di purezza che vi invade.
Intanto continuo ad ascoltare barco negro e naturalmente a cantarla è Amalia. Ho ascoltato questa stessa canzone la mia seconda sera a Coimbra, con Izaura e Fernanda, davanti a numerose birre bevute a rapidità sorprendente e ad un cantante di fado che suonava e cantava, mentre noi viaggiavamo verso i nostri mondi comuni, fino a poche ore prima sconsociuti e poi all'improvviso vicinissimi. Adoro la lingua portoghese, adoro il suo suono, l'ho sempre amata ma ora è come se mi fosse entrata dentro e non posso più mandarla via.

Ma quanto mi state pensando? Il mio cellulare da ieri sera non fa che ricevere messaggi, quasi tutti mi chiedete in quale parte del mondo mi trovo. Sono nella mia città dell'anima e tra poco tornerò in patria. Nel mio zaino molta saudade e molto amore. E dividerli sarebbe impossibile...

e....

eu sei meu amor nem chegaste a partir
tudo em meu redor
me diz que 'stas sempre comigo


due anni dopo

Lisbona 6.11.06 (appunti in movimento)

Lisbona, due anni dopo.
Un cielo completamente bianco, così diverso da quello così azzurro che mi accolse allora. Ma quando, uscendo dalla metro, esco in superfice e mi trovo nalla piazza del Rossio, non posso sfuggire a un brivido. E la malinconia invade questo pomeriggio cosi strano, in un'atmosfera cosi intima e insieme cosi lontana.

[..] Outra vez te revejo,
Cidade da minha infãncia pavorosamente perdida...
Cidade triste e alegre, outra vez sonho aqui...

Eu? Mas sou eu o mesmo que aqui vivi, e aqui voltei,
E aqui tornei a voltar, e a voltar.
E aqui de novo tornei a voltar?
Ou somos todos os Eu que estive aqui ou estiveram,
Uma série de contas-entes ligados por um fio-memória,
Uma série de sonhos de mim de alguém de fora de mim?

Outra vez te revejo,
Com o coração mais longínquo, a alma menos minha.

Outra vez te revejo - Lisboa e Tejo e tudo -,
Transeunte inútil de ti e de mim,
Estrangeiro aqui como em toda a parte,
Casual na vida como na alma,
Fantasma a errar em salas de recordações,
Ao ruído dos ratos e das tábuas que rangem
No castelo maldito de ter que viver... [..]


Álvaro de Campos

doña Odilia

Cacèm (Lisbona) 6.11.06 [appunti in movimento]

Doña Odilia ha più di ottant'anni. E' nata a Lindau, in Angola, da un padre portoghese e da una mamma africana.
Doña Odilia è una delle nonne più dolci che ho conosciuto nella mia vita. Forse nemmeno la mia nonna mi ha mai trattato con tanto affetto. E io, per qesta signora, sono una perfetta sconosciuta. Noi siamo portoghesi ma siamo nati in Angola, mi dice con un sorriso che è a metà tra l'orgoglio e la rabbia. Non la dimenticherò mai.

mercoledì, novembre 08, 2006

eu sambo

Coimbra 5.11.06 [appunti in movimento]

Non sapevo di saper ballare la samba, per il semplice fatto che non l'avevo mai ballata.
Insieme a qualche portoghese ieri sera ero l'unica europea in un locale di cui non ricordo più il nome ma di cui ricordo l'atmosfera, i colori, l'allegria, le numerose birre e la forza del movimento degli occhi, delle mani e di tutto il corpo. E tra tutti i corpi, uno.
"Ja falas e ja danças"
"Sim, quasi tenho tudo, quasi"
E vorrei essere ancora lì a ballare la samba, perchè non sapevo di ballarla cosi bene.

Brasil, Brasil, Brasil!!!

Coimbra 4.11.06 [appunti in movimento]

Ho provato a fare una ricerca su internet per cercare di capire se esista un nome per la malattia che credo di aver contratto in questi giorni. Chi va in Africa si ammala di una malattia nota, ma può chiamarsi allo stesso modo quella che ha a che fare con il Brasile?
Mal di Brasil.
Persino l'onnipontente google non riesce a darmi una risposta, parlandomi solo di malattie tropicali corredate da tutti i generi di sintomi con cui possono presentarsi e i relativi effetti.
Ma non ho mai creduto molto nella medicina e per questo non mi meraviglio di non trovare una risposta. Credo invece nell'anima [...noi siamo roba del sud, la civiltà greco-romana, non abbiamo niente a che fare con la mitteleuropa.. noi abbiamo l'anima.. ] ed è solamente in essa che trovo la mia risposta. Il nome della malattia ha un suono troppo bello per poter scorgere in essa anche un solo aspetto negativo, perchè non provoca dolore ma quella sorta di felicità che ti fa sentire vivo e ti dà una strana visione del futuro, qualcosa a metà tra la tristezza e la speranza. Tutto quel che ho ora nel cuore, negli occhi, nelle mani e nel sorriso della mia bocca e non solo della mia è s a u d a d e.

t r e n t a d u e

Ho messo piede in Italia da qualche ora e ho un anno in più.
Il mio telefono benedice la mezzanotte.
A me invece oggi è piaciuto molto tutto il casino che ha fatto il mio cellulare ed anche quello che ho appena ascoltato nella mia casella e-mail :)
In ordine sparso grazie a: Izaura, Stefania, Simona, Sabrina, Paoletta, Kita, Lauretta, Mari, Luciana, Gabri, Laurilla, Marco, mio fratello, la mia mamma e il mio papà, Maria, Nico, Micol, Emi, Anna, Angelo, Fabiana, Monica, Ivana, Desde, Cristina, Fernanda, Alexandra, Laura, Anto, Salvatore, Silvia, Francesco e dulcis in fundo Giulia che per fortuna legge ;)

sicuramente ho dimenticato qualcuno, non me ne vogliate... ma la mia testa e il mio cuore sono in totale delirio....

muito obrigado a tudos e muitos beijinhos.....

lunedì, novembre 06, 2006

saudade

é tudo o que tenhio no meu coraçao, ja falo e ja bailo mas nao é tudo...
boa noite :-*

venerdì, novembre 03, 2006

as dos cosas

Izaura mi dice: ci sono due cose che non si possono fare in questa casa, la prima é chiedere: posso?
La seconda mi ha promesso di svelarmela prima che andró via.
E vorrei non saperla mai.

coraçao

Izaura mi chiede se conosco il significato della parola coraçao. Mi piacerebbe dirle di no, ma é chiaro che mentirei spudoratamente e lei é troppo furba e intelligente per non rendersene conto. Le rispondo e restiamo ore a parlare nella nostra strana lingua. E mentre le parlo, penso che a volte avrei voluto parlare di certe cose con le persone della mia stessa madrelingua e non ci sono riuscita, ma chissá perché mi vengono soprattutto alla mente quelle che non ci sono riuscite con me. E intanto la voce di questa maria rita, per me sconosciuta cantante brasiliana oltre ad essere bellissima avvolge tutto con dolcezza e la notte é davvero lontana.

giovedì, novembre 02, 2006

uma casa portuguesa

Chi non conosce uma casa portuguesa?

Da quando due giorni fa sono arrivata in Portogallo mi é venuta spesso alla mente e insieme la voglia di cantarla. In realtá piú che portoghese la casa dove sto vivendo sarebbe piú una casa brasiliana considerato che i suoi quattro abitanti provengono dall'altra parte dell'oceano.
Coimbra é molto bella ed é proprio come me la immaginavo e i portoghesi qui sono probabilmente ancora piú portoghesi dei lisboeti. E non puoi incrociare i loro occhi senza restarne affascinato. Occhi incredibilmente belli ed incredibilmente neri, che ti fanno venire in mente il colore della terra dopo la pioggia o il fondo piú nero dell'0ceano. Occhi che luccicano spesso di saudade ed é una sensazione che se non la provi sulla tua pelle non la puoi spiegare.

Uma casa portuguesa é il ritratto di un ambiente dove puoi trovare un attimo di amicizia e di gioia, un piatto caldo per il visitatore occasionale e una promessa di baci e di amore per tutti e credo che questo sia proprio il ritratto della casa dove sono capitata.

I brasiliani poi, sono incredibili, ti vengono vicino per chiederti di contar uma história perché non possono accettare di non comunicare con te, anche se sanno benissimo che non parli il portoghese e che loro non parlano l'italiano, perché questo non li fermerá dal dire insistemente fala fala fala e falando o meglio parlando, sto abituando il mio orecchio al meraviglioso suono della loro lingua e sto facendo passi da gigante nel riprodurla... dovrei veramente venire qui per un mese e finalmente la imparerei. E in questa casa é tutto cosi pieno e di piú di uma promessa de beijous che giá non ricordo piú chi é arrivato a vivere prima e chi dopo qui dentro. E mentre scrivo tutti, man mano che si svegliano, vengono nella stanza a dirmi con un sorriso bom dia e poi se ne vanno in giro per la casa cantando.

mercoledì, novembre 01, 2006

titúlo esgotat (appunti in movimento)

31.10.06

Quanto tempo era che non tornavo a Barcellona?
Ci ho pensato spesso in questi giorni e i dati reali non hanno mai coinciso con quelli delle mie sensazioni. I miei piedi ed i miei occhi e la mia seconda lingua avevano vissuto in questi stessi posti quest'estate, sebbene se in una settimana che poco tempo aveva lasciato alla mia mente di entrare in contatto con gli odori e i colori di questa cittá.

Sette giorni possono non essere niente nella vita di una persona o a volte possono essere tantissime cose, possono regalarti occhi che prima non avevi o che non riuscivi a sentire, siano essi i tuoi o quelli di altre persone. Quando ci penso, alle persone intendo, mi chiedo sempre se é piú forte l'amore o la rabbia che provo verso il genere umano. Di odio, certo, non potrei parlare, sarebbe come odiare me stessa. Ma in generale il viaggiare mi riconcilia con i miei simili e mi regala sempre nuove finestre dalle quali affacciarmi e cogliere cosi nuovi punti di vista.

vista con granello di sabbia...

Ho letto nuove poesie della Szymborska in questi giorni (a dire il vero, ho letto tantissimo in questi giorni) e ce n'era una con un verso che non ho dimenticato (non ho piú il libro, l'ho regalato).

Mi vietano caffé vodka e sigarette,
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
- mi ha risposto.

Questi pochi versi sono stati il leitmotiv di questi miei giorni catalani.
Forse perché ho respirato la leggerezza come non mi succedeva da tempo, intendo quella leggerezza che si trova in se stessi, oserei quasi dire la grazia e la grazia non puó che farmi venire in mente la Bellezza. Forse credo di poter dire, di aver ritrovato la chiave del vecchio festino di cui ero venuta alla ricerca e di aver guardato di nuovo in faccia quella Bellezza, mentre ora dalla televisione, in questa sala d'attesa, come sottofondo ad una stupida pubblicitá di cereali esce una struggente spiders from mars e il mio volo per Lisbona ha due ore di ritardo. Ma cavolo, ho di nuovo la chiave e con questa stessa chiave tra poche ore saró nella cittá dell'anima, al cospetto di chi sicuramente mi saprá parlare ancora mentre percorreró rua dos douradores e guarderó in alto, verso una finestra all'ultimo piano che dá sull'infinito.

E all'infinito ci pensavo anche ieri sera, dopo essere stata all'Istituto Italiano di cultura ed essermi incontrata con Alessia ed Andrea. E con le altre ragazze che insegnano lí. Come se fossimo stati tutti amici da sempre e come se fosse naturale, dopo cinque minuti, finire di fronte ad una birra (piú birre) in un piccolo locale di gracia. Ed é incredibile come tutto sia governato da una legge che mette insieme le persone sconosciute e allo stesso tempo giá incontrate in qualche angolo della nostra mente e della nostra anima, parte di quel mondo invisibile che non vive nel mondo ma che di esso si nutre e che ci dá la chiave per potervi entrare. A volte ci penso, penso a come potrei realmente esistere se non avessi altri occhi dentro i miei occhi e del resto questa sensazione di avere una doppia versione dei miei organi l'ho sempre avuta, fin da quando ero bambina. E con quattro occhi (ed un solo cuore, perché il cuore, per quanto grande, é sempre uno) ho camminato per le strade di Barcellona alla ricerca di ció che piú amo di questa cittá, la mescolanza dei colori, delle razze, dei rumori e poi quasi all'improvviso , svoltando semplicemente un angolo, certe strade solitarie inondate di luce e di solitudine, quella solitudine allegra e dolce che ti entra nel cuore senza che tu abbia il tempo di rendertene conto... ed é allora, in quei momenti, che mi rendo conto che in qualche modo questa cittá é diventata un pó mia e in fondo un pó anche mi somiglia.

Il biglietto della metro da dieci corse riporta inevitabilmente l'annuncio che é giunto il tempo di cominciare un nuovo viaggio. Titúlo esgotat. Titoli di coda, si potrebbe romanticamente tradurre.

Gli occhi e il canto lusitano mi aspettano.

Informazioni personali

La mia foto
Salerno, Italy
Não sou nada. Nunca serei nada. Não posso querer ser nada. à parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo/ Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler d'esser niente.a parte questo,ho in me tutti i sogni del mondo. [Fernando Pessoa]

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